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Ricordiamo p. Sergio Tonetto: La vita accanto ai senza terra, Brasile

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Al funerale di p. Sergio Tonetto, il patriarca Angelo Scola ha pronunciato queste parole: "Guardiamoci bene dal dimenticare il grido di giustizia, di bontà e il dono di sé che questo missionario ci ha lasciato".

Padre Sergio aveva 61 anni ed era il sesto di sette figli, tra cui suor Gemma e due missionari, p. Sisto cappuccino e don Luigi diocesano. Alla Messa di commiato, a Passerella di Jesolo (Venezia), erano presenti due cardinali patriarchi, due vescovi, 80 sacerdoti e tantissima gente.

Sempre in prima linea

Terminato il ginnasio nel seminario di Venezia era entrato dai saveriani ed era stato ordinato sacerdote nel 1973. In Brasile dal 1977, aveva guidato per dieci anni la parrocchia di Moju in Amazzonia. Negli ultimi vent'anni aveva partecipato alla commissione "pastorale della terra", l'organismo della Conferenza episcopale brasiliana a favore dei braccianti e dei contadini "sem terra", che cercano un terreno da coltivare in proprio.

Per redimerli, ha pensato di organizzare bene le sue catechesi, con l'aiuto di suore e laici. Ha poi cercato aiuti materiali con gruppi di sostegno italiani e internazionali. Nel settembre del 2000, aveva scritto un "Appello per appoggiare il grido degli esclusi", che in Brasile ha raccolto 6 milioni di firme per la cancellazione del debito estero. Non ha temuto le minacce dei potenti latifondisti, ma specialmente ha fatto di tutte quelle persone la "sua famiglia".

A favore dei diritti umani

Mantenendo sempre il suo impegno sociale e religioso, p. Sergio nel 1998 era stato "incardinato" nel clero della diocesi brasiliana di Goiàs e infine, dall'anno scorso era divenuto sacerdote diocesano del patriarcato di Venezia.

Il 10 dicembre 2007, l'ordine degli avvocati del Brasile gli aveva assegnato un riconoscimento: un diploma in diritti umani, "per la sua dedizione e il suo lavoro a favore dei diritti umani".

Nel giugno scorso era rientrato in Italia per curarsi. È stato seguito dall'affetto dei suoi familiari e dalla fraterna visita di tanti saveriani, compagni di classe o di missione. Padre Savio Corinaldesi, saveriano marchigiano e incaricato dell'animazione missionaria in Brasile, gli scriveva: "Tutto il Brasile è in preghiera per te".

La gente gli voleva bene

Dopo la sua morte, i messaggi di cordoglio sono stati numerosi. Dal Brasile si sono stretti intorno alla famiglia i saveriani del Parà e tutti gli amici di p. Sergio.

"Da quando è arrivata la notizia, la sua casa ad Ananindeua è un via vai di persone che vengono a piangere la dolorosa perdita; vengono a cercare una parola di conforto e a ricordare i tanti momenti vissuti insieme. Mentre voi celebrate il funerale, noi stiamo facendo una grande celebrazione con i lavoratori, i saveriani, le comunità di base e i rappresentanti dei "sem terra" e dei movimenti popolari. Sarà difficile continuare il cammino senza i suoi saggi consigli, le sue intuizioni certe, le sue idee appassionate, le sue azioni radicali, senza la sua figura allegra, ottimista, simpatica e luminosa".

Consigliere di famiglia

Anche Dorival, figlio un sindacalista ucciso e grande amico di p. Sergio, ha inviato una lettera: "Dopo la morte di mio padre, lui è stato il consigliere di famiglia. Per questo la notizia ci ha fatto sentire un grande vuoto. Siamo grati a voi, familiari di p. Sergio, per averci permesso di vivere insieme a lui, una persona di molta grinta, convinto della sua missione in questa terra brasiliana".

Il fratello p. Sisto ha scritto: "Da quando chiesi a Sergio se gradiva una visita di confratelli saveriani, è stato un susseguirsi di graditissimi incontri. Padre Sergio è andato così riscoprendo le sue radici saveriane, che ha sempre portato nel cuore".



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