Quell’incontro con padre Uccelli
Un pomeriggio andai con la mamma da p. Uccelli per chiedere la sua benedizione a favore del fratellino malato. Padre Uccelli faticava a camminare e perciò ci ricevette nella sua stanza. Accompagnate da un ragazzo, salimmo un enorme scalone, passando davanti alla camera del fondatore dei saveriani mons Conforti, e raggiungemmo quella del nostro padre.
Era una camera molto piccola. Sulla parete, a destra dell’ingresso, erano dipinti tanti uccellini in volo, mentre sulla parete, a sinistra dell’uscio, c’era una finestrella che dava sulla cappella, consentendogli così di assistere alle funzioni religiose senza spostarsi dalla stanza.
Naturalmente non mancava la statua di san Giuseppe.
Pregammo insieme a lui, ci benedì, benedì anche la maglietta di mio fratello e affidò la sua guarigione a san Giuseppe dicendo:
“Anche lui è tuo figlio, aiutalo!”.
Poi si rivolse a me e guardando la gonna un po’ corta disse: “Ricorda alla mamma di allungarla tanto così”, e fece il segno di mezza spanna.
Mi regalò una corona missionaria bellissima con i colori dei continenti e i grani di vetro sfaccettato, che mi ha accompagnata per tutta la vita.
Ora questa corona è ritornata nella casa dei saveriani, in ricordo di padre Uccelli.








