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Sudamerica in rivolta. Da Haiti alla Bolivia, le rivolte si estendono per il continente contro diseguaglianze, corruzione e rincari. Chiusa l’era delle dittature, i cittadini chiedono di più alla democrazia. La Bolivia è l’ultima, in ordine di tempo, a unirsi al coro delle rivolte. L’improvvisa vittoria di Evo Morales per un quarto mandato è vista come una frode elettorale. In Cile, i cortei hanno infiammato le principali città. Stavolta a scatenarli è stato uno scontento sociale a lungo ignorato. È scattato lo stato di emergenza così come in Ecuador, il cui presidente Moreno è stato bersaglio della furia popolare. Ad Haiti, in Venezuela, Honduras e, per certi versi, Argentina e Perù, questione politica e sociale sono profondamente intrecciate. Il dramma messicano è legato al narcotraffico e alla conquista da parte delle grandi organizzazioni criminali di interi pezzi di istituzione. La Colombia affronta la sfida difficile del dopo-guerra. La protesta, però, spesso fa fatica ad adeguarsi al contesto democratico: da qui i ripetuti episodi di violenza. Si va verso una crisi di crescita della democrazia latinoamericana? Lucia Capuzzi, Avvenire

Libanesi e Iraq in piazza. Le proteste che stanno scuotendo il Libano, scatenate dalla proposta di una nuova tassa per l’utilizzo di Facebook e Whatsapp (già ritirata), hanno portato alla luce il malcontento e l’ira della gente che, spontaneamente, è scesa in piazza. Non sono mancati momenti di violenza. Da mesi, i libanesi si lamentavano per l’incremento dei prezzi di molti prodotti, delle tasse, della disoccupazione. A questo si aggiunge la percezione di corruzione e impunità. Così, senza distinzione etnica e religiosa, si sono uniti nella protesta musulmani sciiti e sunniti, drusi, cristiani maroniti, melkiti, armeni.
In Iraq anche i capi delle chiese sono vicini ai giovani che manifestano pacificamente il proprio malcontento sociale, verso la leadership politica nazionale. In piazza hanno chiesto che l'Iraq diventi “una patria per tutti”, oltre a misure efficaci per lavoro, assistenza sanitaria e contro corruzione e saccheggio delle risorse pubbliche.

Focus sull’Africa. Per il Congo RD e il suo neo-presidente Félix Tshisekedi, le sfide sono tante. La corruzione è una delle priorità in agenda, poi l’insicurezza alimentare in un Paese che dispone di risorse sufficienti a sfamare un miliardo di persone. Un paradosso! Lo Stato, inoltre, accorda concessioni minerarie a condizioni molto sfavorevoli per il Paese. E nella popolazione la rabbia cresce. Inoltre, la grave insicurezza interessa almeno otto province. Riuscirà Tshisekedi ad affrancarsi dal suo predecessore Kabila?
In Sudan, nel Darfur in particolare, le donne continuano ad essere maltrattate, molestate e uccise. Il regime del presidente Omar Al Bashir è accusato di “aver distrutto il tessuto sociale solo per rafforzare la propria posizione e presenza”. Serve un maggiore impegno per il coinvolgimento politico femminile a tutti i livelli. In Sud Sudan si apre uno spiraglio di pace nella travagliata guerra civile che ha ucciso centinaia di migliaia di persone, costretto a fuggire tanti e distrutto l’economia. Il presidente Kiir e il leader dei ribelli Machar continuano i colloqui per cercare di attuare l’accordo di pace firmato lo scorso anno.
Kaïs Saïed ha vinto le elezioni presidenziali in Tunisia. È l’espressione del rifiuto del sistema e della classe dominante, emersa dopo il 2011. Questa volta la gente ha espresso il suo malcontento attraverso le urne. Saïed è un volto nuovo della politica. Non ha un partito di riferimento e neppure una grande esperienza di potere. Specialista in diritto costituzionale, intende rimodellare il panorama politico concentrandosi su una democrazia partecipativa.

p.6 Etiopia SaiedNobel ufficiale e alternativo. Il premio Nobel per la pace è stato assegnato al primo ministro etiopico Abiy Ahmed “in particolare per la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto con la vicina Eritrea”. C’è, tuttavia, ancora del lavoro da fare, con molte sfide che rimangono irrisolte: il conflitto etnico continua a intensificarsi, mentre il regime eritreo ha richiuso le frontiere e la situazione della popolazione è tornata difficile (se mai fosse cambiata), come prima dell’accordo.
p.6 haidarIl Right Livelihood Award, noto come “Premio Nobel alternativo”, per il 2019 è stato assegnato all’attivista sahrawi Aminatou Haidar; all’avvocato Guo Jianmei per i diritti delle donne in Cina; all’associazione brasiliana Hutukara Yanomami (e al suo leader Davi Kopenawa), per la lotta a difesa dell’Amazzonia; e a Greta Thunberg. In particolare, Haidar è nota per la sua ferma azione nonviolenta, nonostante la reclusione e la tortura, alla ricerca della giustizia e dell’autodeterminazione per il popolo del Sahara Occidentale. Oltre 30 anni di campagne pacifiche per l’indipendenza della sua terra natale, hanno fatto guadagnare ad Haidar il nome di “Gandhi sahrawi”. È la prima volta che un Right Livelihood Award viene assegnato a un sahrawi.

L’iniziativa

Una sentenza storica

p.6 Bangladesh Volti Girola 2011 010Mentre ancora nessuna soluzione significativa è stata offerta ai Rohingya, costretti a vivere ai margini della società in tutti i paesi in cui si sono rifugiati, la Corte suprema del Bangladesh ha emanato una sentenza storica per i diritti delle donne. Infatti, esse non saranno più obbligate a dichiarare il proprio stato di verginità nei moduli di registrazione del matrimonio. La parola sarà sostituita con "non sposata". I gruppi per i diritti delle donne - che hanno sempre sostenuto che la parola "vergine" fosse umiliante - hanno accolto con favore il verdetto. Le leggi sul matrimonio del Bangladesh, a maggioranza musulmana, sono da tempo oggetto di critiche da parte dei gruppi per i diritti delle donne, che le giudicano restrittive e discriminatorie.

L’opinione

La comunicazione è una missione

Dal discorso di papa Francesco al dicastero della Comunicazione e anche all’Unione Cattolica della stampa italiana nel suo 60° anniversario.

Per la chiesa la comunicazione è una missione. Nessun investimento è troppo alto per diffondere la Parola di Dio. Anche su questo si misura la credibilità di quel che diciamo. Inoltre, bisogna avere il coraggio di cambiare, mai sentirsi arrivati, né scoraggiarsi. Occorre sempre rimettersi in gioco, uscire dalle proprie false sicurezze e abbracciare la sfida del futuro. Precorrere i tempi non è spegnere la memoria del passato, è mantenerne vivo il fuoco. La comunicazione è veramente efficace solo quando diventa testimonianza, cioè una partecipazione della vita che ci viene donata dallo Spirito e ci fa scoprire in comunione gli uni con gli altri. Una delle cose che voi non dovete fare, è pubblicità, in una parola tecnica non dovete fare proselitismo. Un’altra cosa è evitare la rassegnazione, che tante volte entra nel cuore dei cristiani. Non è spirito cristiano la lamentela della rassegnazione. Siamo pochi? Sì, ma con la voglia di “fare missione”, di far vedere agli altri chi siamo. Poi, siamo caduti nella cultura degli aggettivi e degli avverbi, e abbiamo dimenticato la forza dei sostantivi. Si deve comunicare con la realtà, senza edulcorare. La bellezza si manifesta dal sostantivo, senza “fragole” sulla torta!
Siate liberi di fronte all’audience, per parlare con stile evangelico. La comunicazione ha bisogno di parole vere in mezzo a tante parole vuote. I vostri racconti possono generare spazi di libertà o di schiavitù, di responsabilità o di dipendenza dal potere. Non abbiate paura di rovesciare l’ordine delle notizie, per dar voce a chi non ce l’ha; di raccontare le buone notizie che generano amicizia sociale; di non raccontare favole, ma buone notizie reali; di costruire comunità di pensiero e di vita capaci di leggere i segni dei tempi.

Strumenti d’animazione

Nella storia e nel tempo

p.6 Nohimayu Dalmonego Moiola“Se gli indios hanno continuato a vivere indisturbati e felici nel loro regno verde per millenni, perché andare a disturbarli col rischio di infrangere quell’equilibrio che li ha tenuti in vita fino ai nostri giorni?”. Riflessione del 1966 di mons. Servilio Conti, all’epoca vescovo di Roraima. Pochi mesi prima (ottobre 1965), due missionari della Consolata avevano fondato tra gli Yanomami la missione Catrimani, con idee innovative: nessuna imposizione neocolonialista, condivisione della vita e della cultura, una modalità d’incontro indigena (nohimayu). È una scelta di campo chiara contro tutti gli invasori. “Nohimayu - L'incontro” di Dalmonego e Moiola (Emi, pag. 368, € 22; ebook 14,99 €), racconta questa “controepopea” missionaria, lanciando stimoli e sfide in un mondo dove la crisi dei diritti e l’aggressione all’ambiente appaiono ogni giorno più gravi.

p.6 Agenda 2020 350x500Consigliamo anche Agenda biblica e missionaria 2020. I commenti biblici sono a firma di alcuni missionari (religiosi e laici) del PIME, attivi in Algeria. I contenuti missionari sono incentrati sul deserto, nella sua valenza culturale, storica, geografica e spirituale. Quattro versioni: brossura (13 €), cartonata (16 €), mini (6€), tascabile (11 €),



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