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Progetto per una Chiesa di pace e speranza a… lenta lievitazione

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Franco Ferrari, del gruppo redazionale di “Missione Oggi”, ha seguito tutto il processo sinodale. Ecco una sintesi del suo resoconto pubblicato integralmente sul n° di gennaio/febbraio 2026 di MO. È importante conoscere cosa è stato deciso e cosa accadrà, anche se in apparenza non sembra coinvolgere tutti.  

Si chiama “Lievito di pace e di speranza” il titolo del Documento di sintesi del Cammino sinodale, approvato dalla Terza Assemblea Sinodale tenutasi il 25 ottobre 2025. Con il successivo recepimento del testo da parte dell’Assemblea generale della Cei (Assisi 17-20 novembre 2025), il Cammino sinodale deve ritenersi concluso. Ora si passa alla fase attuativa. 

Utile ossigenazione
Nel maggio 2021, introducendo l’Assemblea della Cei che avrebbe approvato l’avvio del Cammino sinodale, papa Francesco, davanti a una platea attenta e un po’ perplessa, perorava così la causa sinodale: “Il Sinodo deve incominciare dal basso, dalle piccole comunità, dalle piccole parrocchie e questo ci chiederà pazienza, lavoro, far parlare la gente, che esca la saggezza del popolo di Dio”.
E la saggezza del popolo di Dio, ascoltata in libertà, nella consultazione iniziale, ha dissodato il terreno delle “comunità, a volte stanche e ripiegate su sé stesse”, consentendo di “registrare con lucidità alcune annose questioni che affaticano il passo”. E nella Sintesi nazionale del 2022 si rilevava: lo scollamento tra pastorale e vita reale delle persone; l’afasia di alcune liturgie; l’emarginazione dei laici; la mancanza di trasparenza (risorse economiche, abusi di coscienza e sessuali); il mancato o inefficace funzionamento degli organismi di partecipazione, in molti casi ridotti a una formalità. 

Passaggio assembleare
Un catalogo di questioni impegnative che sono state raccolte attorno a tre aree tematiche: missione, formazione e corresponsabilità, sulle quali hanno lavorato le Diocesi, il Comitato nazionale e le tre assemblee sinodali per giungere infine al Documento di sintesi. Tre passaggi che hanno dimostrato come la processualità sinodale, impostata da Francesco con la riforma del Sinodo, liberi le energie positive presenti nella Chiesa e consenta un reale confronto. Due aspetti vanno poi ricordati: la richiesta di riscrivere il testo del documento finale avanzata dalla seconda Assemblea e la scelta della presidenza della Cei di ritirarlo, di farlo rielaborare e di convocare una terza assemblea, non prevista, per la votazione finale. 

Documento finale 
Il Documento di sintesi, che si può considerare il piano regolatore che dovrebbe governare l’attività pastorale dei prossimi anni, è suddiviso in tre parti, che riprendono le tre aree tematiche richiamate sopra, con un testo articolato in 75 numeri che presentano e motivano ben 124 proposte operative. 
Il testo ha passato il vaglio di quattro livelli di votazione (singole proposte, singole parti, intero documento, 81a Assemblea dei vescovi), perciò si deve ritenere un documento molto autorevole, frutto di “autentiche convergenze maturate attraverso l’ascolto”. Non si può obiettare che è troppo lungo, va letto con attenzione e indubbiamente ci si dovrà impegnare molto per attuarlo, superando le residue resistenze ed evitare una rapida archiviazione. 

Decentramento 
Tra le linee di tendenza del Documento di sintesi balza subito all’occhio un positivo orientamento al decentramento. La quasi totalità delle indicazioni è rivolta alla Chiesa locale e alle Conferenze episcopali regionali. La maggiore responsabilità per l’attuazione delle proposte operative riguarda, perciò, i vescovi, i presbiteri e i battezzati-laici delle singole diocesi.
Il tema della corresponsabilità e partecipazione, al quale è dedicata tutta la parte terza, è affrontato in modo organico e si caratterizza per gli accenti posti alla trasparenza amministrativa, all’uso dei beni, al coinvolgimento dei laici nella guida pastorale delle comunità e nelle Commissioni episcopali della Cei. Un’altra significativa linea di tendenza è il diffuso invito a collaborare con la società civile (su abusi, pace, lotta alle mafie, transizione ecologica ecc.) e alla formazione ad una cittadinanza attiva.

Resistenze
La diversa intensità di consenso con la quale sono state accolte le singole proposte sono un interessante indicatore. Alcune hanno ottenuto un elevato numero di voti contrari, senza metterne in pericolo l’approvazione, ma segnalando difficoltà e ritardi culturali della comunità ecclesiale. Sono riferite a temi che sappiamo per ora ancora divisivi (“incentivare la corresponsabilità ecclesiale” delle donne; diaconato femminile). Anche l’educazione affettiva e l’orientamento sessuale sono ancora un problema (“riconoscimento e accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender”). Ci sono resistenze inoltre per i percorsi formativi legati “alle relazioni e alla corporeità-affettività-sessualità di preadolescenti, adolescenti e giovani”, che tengano conto “dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere”.

Pausa
Ora si attende che venga data concretezza alle proposte del Documento. Tempi e modi sono stati affidati dalla Cei ad un gruppo di lavoro con alcuni vescovi. Sorprende l’amnesia sulla proposta 69d: “la Cei valuti la modalità per inserire nelle sue Commissioni, insieme ai vescovi, anche laici/che, presbiteri e diaconi, e consacrati/te”. Questa sarebbe stata una bella occasione per dare un segnale forte e chiaro.



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