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Pinna: Una lettera dalla mia esperienza in Colombia

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Dopo una lunga esperienza di vita con la Famiglia saveriana, finalmente anche per me c'è stata la possibilità di partire dalla mia terra per andare lontano, per annunciare la Buona Notizia e, così realizzare nella mia povera esperienza quel sogno di "fare del mondo una sola famiglia", sogno che animò il beato Guido Maria Conforti fino a fondare l'Istituto dei Missionari Saveriani, l'occasione di conoscere una nuova cultura e quindi inserirmi in una realtà completamente differente da quella italiana.

Certamente prima della partenza c'erano state tante paure, però accompagnate da altrettante aspettative e desideri da voler realizzare tra la gente colombiana. Dopo quattro mesi trascorsi in Spagna per lo studio della lingua finalmente nel gennaio del 2000 il mio primo volo transoceanico, in direzione Santafè de Bogotà, capitale della Colombia.

A parte i primi giorni di disorientamento in questa grandissima città, dei sei mesi trascorsi a Bogotà ho dei bellissimi ricordi: sono stato molto contento, soprattutto per quanto ho vissuto con i confratelli in Comunità: un buon clima comunitario e, molto spirito di collaborazione, un elemento indispensabile per il tipo di servizio che dobbiamo svolgere in mezzo a questa gente.

Sono convinto che se la gente vede una Comunità serena, che vive in armonia, riesca a cogliere in modo più sentito il messaggio evangelico, soprattutto in quegli ambienti dove c'è poca serenità e pace. La nostra disponibilità alle necessità della parrocchia è stata completa.

Questo ci ha permesso di farci conoscere nel quartiere dove viviamo. In Casa avevamo sempre la porta aperta per tutti coloro che desideravano confrontarsi o, solo parlare delle loro difficoltà.

Il periodo più intenso che ho vissuto in quella parrocchia è stato quello della Settimana Santa: c'è stata un'affluenza in massa di persone alle varie celebrazioni che si sono svolte. I padri hanno dovuto fare gli straordinari per le confessioni. In Colombia pare che la Settimana Santa sia uno dei pochi momenti in cui la gente riesce a confessarsi.

Il giorno della vigilia di Pasqua, per la prima volta ho dovuto partecipare alla Messa fuori dalla chiesa: anche nel cortile c'erano banchi per potersi sedere e, seguire la celebrazione. C'era tantissima gente. È stato un bellissimo momento dove ho respirato tanta semplicità di sentimenti e, soprattutto di fede.

Al di là di tutti i problemi che la gente ogni giorno deve affrontare, la speranza è ancora viva. La speranza per un futuro migliore è qualcosa che la gente esprime molto bene. Per non parlare dell'aiuto di Dio, del quale tutti i giorni loro fanno esperienza.

Dopo sei mesi trascorsi a Bogotà, la mia esperienza è continuata per un anno a Cali, un'altra città importante della Colombia. Cali, rispetto a Bogotà, è più piccola, anche se ha tre milioni di abitanti. La popolazione in maggioranza è formata da persone di colore, questo fa sì che la cultura qui sia più vicina a quella africana. Il clima è caldo, però non eccessivamente, anzi di sera c'è una brezza fresca.

È il regno delle zanzare; zona della canna da zucchero. L'economia è piuttosto a terra. Nel centro della città si possono ancora vedere i segni di un passato più favorevole: quello dei narcotrafficanti.

Con il blocco dei narcos la popolazione si è ritrovata senza niente: i ricchi continuano lo stesso ad essere ricchi, mentre i poveri vanno sempre più sotto.

Qui siamo incaricati di una parrocchia e un collegio. Il lavoro è abbastanza, però con l'aiuto dei laici tutti hanno la possibilità di avvicinarsi alle attività della parrocchia, soprattutto negli incontri biblici nelle piccole Comunità di base. Si tratta di gruppi di quartiere che si riuniscono ogni settimana per riflettere sulle letture della domenica.

È un modo per coinvolgere tutti i parrocchiani e, soprattutto per dare loro una certa formazione biblica. Questi gruppi sono guidati da leader che hanno già fatto un cammino formativo prima e, che sono impegnate più da vicino alle attività parrocchiali. Il mio impegno principale è rivolto a queste piccole comunità ecclesiali, attraverso le quali le attività della parrocchia vengono fatte conoscere in modo quasi personale alle varie famiglie del quartiere.

Il lavoro è molto efficace anche grazie alla collaborazione molto attiva di un gruppo numeroso di laici, i quali dopo un cammino di conversione, scaturito da un incontro ravvicinato con la Parola di Dio, hanno sentito l'esigenza di testimoniare ad altre persone questo loro stato d'animo.

Ora sto seguendo cinque di queste Comunità. Comunque al di là di tutti i problemi che la gente latinoamericana sta vivendo, quello che più mi stupisce è che ha sempre un sorriso sul volto e sempre una ragione per non perdere la speranza in un domani migliore. Credo che questo loro atteggiamento ci possa aiutare ad apprezzare di più quello che abbiamo nelle nostre case.

In questi mesi, qui dall'altra parte del mondo, ho avuto occasione di vedere che molte cose non sono per niente ovvie e, che realmente siamo fortunati a vivere in un mondo dove si hanno tante sicurezze. Piano piano ho iniziato a capire un po' di più la mia esperienza e il senso del nostro modo di fare missione.

Mi rendo conto dell'importanza della comunità e allo stesso tempo dell'importanza della gente, alla quale siamo stati chiamati ad annunciare il Vangelo. Il nostro primo annuncio lo possiamo fare solo se ci sentiamo parte di questo grande progetto iniziato da Gesù.

All'inizio di questa mia avventura, il sogno di fare del mondo una sola famiglia mi è parso un progetto piuttosto azzardato, di fronte all'infinità di problemi che affliggono il mondo, i quali mi hanno fatto sentire troppo debole per poter scommettere su questo progetto. Questo naturalmente pensando solo alle mie forze.

Ho potuto quindi fare esperienza che se le mie forze si assommano a quelle dell'altro mio compagno, allora sì che una goccia nell'oceano arricchisce quest'immensità di un'altra goccia d'acqua.



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