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Il 26 novembre 2015 papa Francesco, all'ufficio delle Nazioni Unite a Nairobi, ha parlato dell’impegno comune per far fronte al degrado ambientale.

Vi è un chiaro legame tra la protezione della natura e l’edificazione di un ordine sociale giusto ed equo. Non vi può essere un rinnovamento del nostro rapporto con la natura senza un rinnovamento dell’umanità stessa. Piantare un albero ci provoca a continuare ad avere fiducia, a sperare, e soprattutto a impegnarci concretamente per trasformare tutte le situazioni di ingiustizia e di degrado che oggi soffriamo.

Promuovere nuovi stili di vita

La COP21 (21.ma Conferenza Onu per il clima) di Parigi è un passo importante… Ci troviamo di fronte al grande impegno politico ed economico di re-impostare e correggere il modello di sviluppo attuale. Per questo, serve un accordo globale e “trasformatore”, basato sui principi di solidarietà, giustizia, equità e partecipazione, per raggiungere tre obiettivi, complessi inter-dipendenti: la riduzione dell’impatto dei cambiamenti climatici, la lotta contro la povertà e il rispetto della dignità umana.

Nessun paese può agire al di fuori di una responsabilità comune. Se vogliamo davvero un cambiamento positivo, dobbiamo accettare umilmente la nostra inter-dipendenza.

Nulla sarà possibile se le soluzioni politiche e tecniche non sono accompagnate da un processo educativo che promuova nuovi stili di vita, un nuovo stile culturale. Ciò richiede una formazione che miri a far crescere nei bambini, nelle donne e negli uomini, nei giovani e negli adulti, una cultura della cura di sé, degli altri, dell’ambiente, al posto della cultura del degrado e dello scarto di sé, dell’altro, dell’ambiente.

Per città più vivibili e accoglienti

È tragico l’aumento dei migranti che fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale, i quali non sono riconosciuti come rifugiati nelle convenzioni internazionali e portano il peso della propria vita abbandonata, senza alcuna tutela normativa (Laudato si’, 25). Non possiamo rimanere indifferenti davanti a questo. Non ne abbiamo il diritto.

Parallelamente al degrado dell’ambiente, da tempo siamo testimoni di un rapido processo di urbanizzazione, che purtroppo porta spesso a una smisurata e disordinata crescita di molte città che sono diventate invivibili. E sono anche luoghi dove si diffondono preoccupanti sintomi di una tragica rottura dei legami di integrazione e di comunione sociale, che porta all’aumento della violenza.

Incoraggio quanti, a livello locale e internazionale, lavorano per assicurare che il processo di urbanizzazione si converta in uno strumento efficace per lo sviluppo e l’integrazione, al fine di assicurare a tutti, specialmente a coloro che vivono in quartieri marginali, condizioni di vita dignitose, garantendo i diritti fondamentali alla terra, alla casa e al lavoro.

Malattie trascurate e traffici illegali

Alcuni temi sanitari, come l’eliminazione della malaria e della tubercolosi, la cura delle cosiddette malattie “orfane” e i settori trascurati della medicina tropicale, richiedono un’attenzione politica prioritaria, al di sopra di qualsiasi altro interesse commerciale o politico.

L’Africa offre al mondo una bellezza e una ricchezza naturale che ci porta a lodare il Creatore.

Questo patrimonio africano e di tutta l’umanità subisce un costante rischio di distruzione causato da egoismi umani di ogni tipo e dall’abuso di situazioni di povertà e di esclusione.

Il commercio illegale di diamanti e pietre preziose, di metalli rari o di alto valore strategico, di legname e materiale biologico, e di prodotti di origine animale - come il caso del traffico di avorio e il conseguente sterminio di elefanti - alimenta l’instabilità politica, la criminalità organizzata e il terrorismo.

Anche questa situazione è un grido degli uomini e della terra, che dev’essere ascoltato da parte della comunità internazionale.



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