Parma… come sentirsi a casa
Dal 7 al 9 dicembre 2012 un pulmino con una rappresentanza di ragazzi, giovani e adulti, è partito da Salerno, direzione Parma. Vivendo a Roma per studio, sono stata raccolta lungo la via. Che gioia essere subito accolta dai giovani, che non hanno smesso di suonare e cantare, anche dopo già cinque ore di viaggio!
Una relazione più profonda
Non vedevo l'ora di partire: attendo la festa dell'Immacolata sempre con molta trepidazione. Nel 2008 il mio primo viaggio a Parma. Conoscevo ancora poco i saveriani, ma appena ho messo piede nella loro "casa madre" mi sono subito sentita in famiglia: l'accoglienza dei missionari, i sorrisi stampati sui loro volti, la gioia di vederci lì nella loro casa... Quella bella sensazione di sentirmi al posto giusto non mi ha più abbandonato.
Con il tempo questa "relazione" è diventata sempre più profonda. Ma il sentirmi parte della famiglia saveriana non era più legato solo a un sorriso, a una persona, a una "gita" a Parma. Con il tempo le testimonianze di vita, di missione, di scelta vocazionale hanno rapito il mio cuore, facendomi capire che c'era in me un desiderio profondo di condivisione del carisma saveriano.
Volti e abbracci saveriani
La professione perpetua di Cesar quest'anno, come le altre degli anni precedenti, mi ha emozionato tanto. La scelta libera e la gioia di dire a Dio e alla missione "sì, per sempre" per me resta un grande atto di fiducia, che mi spaventa e mi rapisce allo stesso tempo. Alla fine del rito della professione, l'abbraccio che il candidato fa con tutti gli altri saveriani, è un altro momento che adoro.
Mi piace guardare uno a uno tutti i missionari, guardare i loro volti, le espressioni, le labbra che dicono qualche parola di incoraggiamento o di affetto al nuovo entrato: è un'immagine bellissima di famiglia. E poi, ovviamente, non manca mai il momento di baldoria e... mangereccio. Inutile dire che anche questo momento mi calza a pennello!
Conforti, il capo-famiglia
Mi è piaciuta molto anche l'attività di sabato pomeriggio, pensata per noi giovani e giovanissimi. Divisi in gruppetti abbiamo visitato i luoghi Confortiani. Ogni volta, il Conforti sembra raccontare qualcosa di nuovo e di attuale.
Abbiamo poi visitato il nuovo e bellissimo museo etnografico. Anche in questo caso mi ha colpito la figura del Conforti, che è stato il primo a desiderare la sua costruzione. Il suo desiderio nasceva dall'idea che non solo i popoli non credenti devono ricevere il vangelo, ma anche noi italiani dobbiamo imparare molto dall'umanità e dalle ricchezze dei popoli, nell'ottica che ogni popolo ha una ricchezza da condividere con l'altro.
Anche nello stesso museo è ben presente l'idea di "famiglia". Appena scendi le scale d'ingresso, ti ritrovi una gigantografia di volti di vecchi e giovani missionari; puoi scovarne anche qualcuno che tu conosci; e al centro il Conforti, posizionato come un "capo-famiglia".
Missionari sempre
Infine, siamo stati al "quarto piano", dove vivono i missionari anziani, alcuni dei quali non più auto sufficienti. Mi ha colpito la testimonianza dei volontari e dei saveriani che lavorano lì: il loro vivere una missione tutta speciale e per niente inferiore all'andare tanti chilometri lontano dalla propria terra. Hanno condiviso con noi la difficoltà di alcuni momenti, ma mai parlandone in tono negativo, anzi trovando sempre il positivo in ogni situazione.
Parma 2012 è stata per me la conferma di un sentimento di appartenenza, che non è passeggero o legato a un particolare evento, ma che è vocazione: una chiamata a condividere la fede con una "famiglia" che ha un'impronta missionaria. Una chiamata a sentirmi parte di un mondo che è una sola famiglia.








