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Padre Lovat non ha luce né telefono

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Anche i Saveriani, come ogni cristiano di buona volontà, vivono l'anno che d separa dal Giubileo come una straordinaria occasione di riflessione, preghiera, scambi di opinioni. Ci piace pubblicare, anche se solo in parte, quanto è apparso sul notiziario interno della Famiglia Saveriana, scritto da p. Italo Lovat.

Questi pensieri acquistano un particolare sapore se pensiamo che l'amico Italo vive da anni in un angolo sperduto del mondo, tagliato fuori da ogni comunicazione: nel nord del Cameroun, dove non arrivano né la luce elettrica né il telefono; e la strada che vi conduce (seiotto ore quando tutto va bene) è impraticabile per vari mesi dell'anno. È particolarmente toccante e significativo questo desiderio di partecipazione al dibattito da parte di chi, da tanto tempo, potrebbe dare l'impressione di vivere ai margini della Chiesa.

Personalità del nostro tempo e di eccezionale valore non hanno esitato a mettersi tra i primi sul cammino del pentimento e della riconciliazione. Ricordiamo l'abbraccio di Paolo VI e del Patriarca Atenagora, con la rimozione delle scomuniche secolari reciproche, palese ammissione di colpe reciproche. E mentre alti funzionari ecclesiastici  dibattevano se davvero nella Chiesa ci siano colpe o se sia dignitoso ammettere le proprie colpe, Giovanni Paolo non ha esitato a chiedere perdono a tutti per i guai di cui anche la Chiesa cattolica si è resa responsabile nella sua plurimillenaria storia.

Questo riconoscimento di colpa, questa richiesta di perdono e segna un cambiamento di rotta. Per dire il vero alcuni giornalisti in cerca di materiale, hanno commentato questo fenomeno come una moda, una forma di pentitismo, senza spiegarsi meglio. Ovviamente da una generazione del pensiero debole, non ci si può aspettare acuità di intelletto.

Ammettere le proprie colpe, imputabili o no, i propri limiti, mi pare che sia un segno dei tempi, cioè di quale dovrebbe essere la realtà odierna. A questo punto avremmo dovuto arrivarci molto prima, almeno noi cristiani che diciamo di mettere la Parola di Dio al primo posto. La Bibbia è piena di episodi di ammissione di colpe e di richiesta di perdono, dal Miserere in poi.

Se poi veniamo al Vangelo, è il punto di partenza. Il primo insegnamento di Gesù è proprio un appello al pentimento ed alla conversione, il che è fondamentalmente l' ammissione dei propri sbagli e il cambiamento di rotta. Come si diceva una volta: fare un buon esame di coscienza, buoni propositi e poi mantenerli, costi quel che costi.

Parlo qui della confessione che è troppo riservata. Lì ogni colpa è già classificata dai moralismi ed ognuno agisce per conto suo come meglio crede. Mi riferisco invece alla confessione collettiva che maggiormente mette le malefatte nel contesto della comunità in cui avvengono e che, sebbene siano evidenti, son più difficili a riconoscersi come male perché la responsabilità non è solo di uno, e ognuno trova conveniente gettare la palla nell'altro campo.

Con una certa frequenza mi soffermo su queste considerazioni e mi metto anche nel contesto della società saveriana. I miei sbagli hanno influito nell'andamento della nostra Famiglia. Come del resto il degrado della vita saveriana in genere ha lasciato il suo segno anche su di me. Mi sono chiesto (e continuo a chiedermi): "Noi saveriani, stiamo viaggiando nel carrozzone della storia con la coscienza pulita? Non abbiamo anche noi bisogno di batterci il petto con un forte mea culpa e così chiedere perdono?".

. . . Credo sia necessario metterci nella prospettiva del Grande Giubileo, quello messianico: un tempo di liberazione da quelle scorie che si sono accumulate soprattutto in questi ultimi decenni, e un ripristino di quella fisionomia che il Beato Fondatore, mons. Conforti, aveva previsto per i Saveriani. Questo davvero è un buon annuncio, ed il 2000 potrebbe divenire un anno di grazia e inizio di tempi migliori.



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