Padre Fasolini: un derby dal Paradiso
Ho conosciuto p. Ettore qualche anno fa. Girava per i corridoi con il bastone e trascinando il passo, costretto da una strana malattia che gli aveva bloccato le gambe dal ginocchio in giù. "Che strano tipo!", pensavo tra me. Dalla finestra dell'ufficio lo vedevo andare avanti e indietro nel cortile, prima da solo e poi accompagnato. Non si è mai arreso al suo handicap; quei quattro passi erano il suo... esercizio quotidiano.
Era stato il direttore di "Missionari Saveriani", un'esperienza a cui si sentiva ancora molto legato. Era la nostra memoria storica. Per ogni difficoltà, la prima porta a cui bussare era quella del suo ufficio. Un ufficio inconfondibile: allegro e ironico fuori, per il puzzle di vignette satiriche appiccicate sulla porta; elegante e ordinato dentro, con nemmeno una matita fuori posto.
Puntiglioso e deciso, p. Ettore andava conquistato un po' alla volta. Non era semplice avere la sua fiducia. Ma nonostante gli acciacchi e i potenti medicinali, era una persona gioiosa: gli piaceva far festa e stare con la gente. Con noi collaboratori ha sempre avuto una parola buona di incitamento e conforto. Nel luglio scorso, pur tra mille difficoltà, non ha voluto mancare al funerale della collega Oriella.
Quello che non ho mai fatto con lui è assistere insieme alla partita Brescia-Atalanta. Grande appassionato di calcio e tifosissimo della squadra di Bergamo, riusciva ad andare al di là dell'accesa rivalità tra le due squadre. Anzi, si augurava che presto potesse arrivare il giorno del derby dell'Oglio, un derby che ora potrà seguire dalla tribuna del Paradiso.








