P. Lucini: Natale in Sierra Leone
"Lassù nel cielo c'era una stella, era luce e la luce scese dal cielo per stare con noi"
Alla vigilia del mio ritorno in Sierra Leone, in netto contrasto con le luci di morte e di distruzione che illuminano le notti e i cieli in vari angoli del nostro mondo, mi vengono in mente le parole di un canto natalizio creato per i piccolissimi delle nostre scuole elementari di Bumbuna per la celebrazione del Natale 1994 che "non doveva esserci". Sì, proprio così!
Bumbuna, infatti, era stata data alle fiamme e distrutta quasi completamente dalle forze dei ribelli. La popolazione era fuggita dal villaggio e si era messa in salvo in vari villaggi del distretto dopo lunghe e sofferte marce forzate. Mentre veniva quasi spontaneo pensare alle vicine celebrazioni natalizie, improvvisamente ci trovammo quasi gettati in un abisso di buio e miseria.
Tutto era stato distrutto; quel piccolo "tutto" che era il frutto di lavoro, fatica giornaliera, amore di famiglia, sofferenze e gioie condivise. Solo la paura, il silenzio, le ceneri regnavano in Bumbuna, e nessuno aveva il coraggio di ritornarvi. Ma l'uomo ha bisogno di luce, di un tetto che pur se misero lo possa considerare sua proprietà, ha bisogno di sentirsi attorniato da voci allegre e anche di piccoli pianti e lamentele, ha un bisogno estremo di sentirsi vincitore e non sconfitto.
Da questi bisogni e desideri profondi che regnavano nel cuore spaurito di tanta gente di Bumbuna cominciò una lenta processione di ritorno e un determinato volere di tornare a vivere nel villaggio che rappresentava un passato felice per tanti e che "doveva" avere un futuro altrettanto bello se ci fosse stato spirito di cooperazione e condivisione.
Dopo tanti anni, ricordando quei giorni, lo potrei chiamare un miracolo. Non un miracolo sceso dall'alto, ma un miracolo creato nel duro quotidiano, dalla grande sete e fame della nostra gente di una luce che venisse a stare con noi. Bisognava crearle un luogo adatto e degno, a tutti i costi. Ci confortava il pensiero che Gesù, come aveva dimostrato tante volte in passato, aveva gusti semplici, si sarebbe certamente accontentato di poco.
Gli sarebbe bastata un po' di paglia e la compagnia di gente semplice e povera. Tutto questo era a nostra portata. E così, mentre nei vari punti del villaggio, ferveva la lenta ricostruzione delle case, e mentre le strade e le piazzette brulicavano sempre più di bimbi, i maestri delle scuole elementari lavoravano con cristiani di altre denominazioni e con i musulmani alla preparazione delle celebrazioni natalizie.
Il Natale 1994, che "non doveva esserci", doveva invece essere una grande festa di famiglia e doveva portare nel cuore di tutti una grande gioia e una grande luce. I grandi lavoravano sotto il sole e nella polvere per fare bello ancora una volta il villaggio; i bimbi "in segreto" cantavano e danzavano per preparare quella che doveva essere la più grande sorpresa per noi.
E venne il 16 dicembre 1994. Sul piazzale davanti alla chiesa fu acceso un enorme falò. I bimbi, come piccole formichette, formavano un interminabile viavai di piccole fascine. I grandi davano una mano col sorriso sulle labbra. Loro sapevano già cosa sarebbe stata la "sorpresa" e di tutto cuore la volevano fare ancor più grande e bella. Arrivò la sera tanto attesa; arrivò il buio da dove sarebbe uscito qualcosa di tanto bello.
Nel silenzio pieno di attesa si levarono le prime voci di bimbi che annunciavano l'arrivo di una piccola stella, ingegnosamente fatta di carta argentata e illuminata dalla luce di una torcia nel buio della notte. Si formò un lungo serpentello di fiammelle che si snodò tra la folla presente fino a raggiungere il centro dove si innalzava il falò.
C'era gioia profonda. C'era voglia grande di vivere la pace. C'era un immenso desiderio di luce. E la luce venne dalle fiamme del grande falò. Si sprigionarono il calore, la danza, il canto, il senso di sincera amicizia come i pilastri del "nuovo" villaggio, della rinata comunità.
Al canto dei bimbi seguirono la preghiera, i canti, le storie degli anziani, mentre la stella veniva appesa alla facciata della chiesa. E così per otto sere venne celebrato l'arrivo di una stella; la facciata della chiesa sembrava la pagina bianca di un diario su cui venivano disegnate tante stelle in crescente grandezza.
Nella notte del 24 dicembre la stella più bella e più grande fu portata all'altare e posata su un cesto di vimini. Al canto del "Gloria", mentre la stella veniva alzata verso il cielo da bimbi vestiti come angioletti, gli occhi dell'assemblea si fissarono sul cesto dove un bellissimo bimbo di pochi mesi, nato in esilio, cominciava ad agitare le sue manine. Era stata una benedizione? Era simbolo di una luce che era venuta a stare con noi. L'atmosfera di preghiera di quel tempio ci portava a credere che fosse proprio vero.
Vorrei di tutto cuore che il Natale di quest'anno potesse produrre ancora lo stesso miracolo, non solo in Sierra Leone, ma in ogni angolo del mondo dove i bimbi possano portare una stella, una luce.








