P. Ilario Trapletti di nuovo tra noi
Alla fine del mese di luglio, p. Ilario Trapletti è arrivato nella Casa di Alzano, dopo molti anni di missione in Amazzonia. Sarà un valido aiuto per stringere ancora di più i rapporti di amicizia e cooperazione missionaria che viviamo con la chiesa di Bergamo. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.
Cos’hai provato lasciando l’Amazzonia dopo tanti anni?
Ho passato alcuni decenni in Amazzonia e ora sono stato costretto a rientrare. Mi sono trovato sempre bene laggiù. È un altro mondo, fatto di povertà, ma anche di tanta pace e semplicità. Non ho mai invidiato la nostra vita di qui, piena di agitazione e di caccia al benessere. Ho sperimentato come è bello vivere una vita serena e felice, pur in mezzo alle privazioni e all’essenzialità delle cose. Noi qui, più abbiamo più vogliamo.
Il mio desiderio era quello di lasciare laggiù le mie spoglie. Avevo giù adocchiato e preparato un cimiterino tra i cespugli. Ma poi…
Quali sono le tue prime impressioni sulla società e sulla chiesa Italiana, dopo questa tua lunga assenza?
Non ho molta conoscenza della chiesa italiana attuale. Certo, è una chiesa organizzata, viva. Ma non trovo la cappella piena della foresta amazzonica. Là i giovani ci sono, li vedi, li incontri e ti ascoltano. Chissà che non sia la chiesa di là ad aiutare la nostra, che zoppica…
Ora ti trovi a vivere nella nostra piccola comunità, circondata da un così grande numero di amici e benefattori…
Qui nella comunità saveriana di Alzano mi trovo bene con i miei confratelli anziani; formiamo una famiglia. Purtroppo, le mie limitazioni fisiche mi impediranno di fare molto. Ma non importa: posso sempre dare testimonianza di serenità, pace e preghiera. Ringrazio gli amici dei saveriani che in questi anni mi hanno accompagnato con l’aiuto e la preghiera.








