P. De Martino - Un grande saveriano comasco
Padre Pasquale De Martino, in note d’archivio
Spulciando l'archivio, il saveriano padre Franco, studioso e scrittore, ha messo insieme queste note che mettono in risalto la grande figura del missionario comasco
Mons. Pasquale De Martino. Forse pochi lo ricordano; forse molti l'hanno dimenticato. Eppure è stato uno dei migliori missionari saveriani che l'Italia e la diocesi di Como hanno offerto alla chiesa e all'Istituto saveriano.
Nato a Como nel 1900, Pasquale entra nel seminario diocesano. Durante la guerra presta servizio militare a Parma, dove conosce l'Istituto missionario di mons. Conforti. Vi entra, dopo aver terminati gli studi ginnasiali.
Missionario in Cina
Ordinato sacerdote dal beato Conforti nel 1924, il 16 novembre parte per la Cina. Padre Pasquale era un osservatore attento, un amante della natura. Insegna per sei anni nel seminario minore cinese; nel frattempo, scrive con regolarità articoli che vengono pubblicati sulle riviste saveriane.
Pubblica "La casa delle bimbe gialle", adottato in alcune scuole come libro di lettura. Nel 1932 viene inviato a reggere il distretto missionario di Luo-ho. Nel 1935 è nominato segretario generale dell'Istituto saveriano. La nomina lo sorprende e "scombussola" i suoi piani di vita missionaria in Cina.
Tornato in Italia, gli viene affidato l'ufficio di superiore della Casa Madre. Lo definiscono un superiore "sempre attento e pronto, oculato e sensibilissimo ai problemi delle singole persone" . Nominato rettore del seminario saveriano di Massa della Lucania, nel 1938 scrive: "Si lavora molto, ma per me e per i padri non è un mistero che faccia bene alle anime". Durante la guerra, la casa rimane isolata ed è invasa da una marea di sfollati e di fanciulli. Si deve lottare duramente per sopravvivere.
Nelle carceri di Mao
In quegli anni lo affligge una forma acuta di psoriasi. Questa gli dà un prurito fastidioso e insopportabile e gli deturpa anche il volto con formazione di pelle squamosa. Eletto consultore generale nel 1946, senza alcuna perplessità, vi rinuncia seduta stante.
Riparte per la Cina, dove è nominato superiore religioso della missione di Cheng Chow. Incombeva una nuova tragedia: l'ondata rossa e il battesimo di sangue della chiesa cattolica cinese. Anche a padre Pasquale toccano sei mesi di dura prigione, che egli descrive nel libro autobiografico, "Sei mesi nelle carceri di Mao. I soprusi, le angherie, i lavaggi di cervello". Nel maggio 1951, viene espulso dalla Cina.
Dall'Asia all'America Latina
È davvero sorprendente vedere come il missionario De Martino sia stato capace di muoversi, quando ancora non esistevano le facilità odierne, da un capo all'altro del mondo. Dalla Cina all'Indonesia ed infine in Brasile. Senza considerare i suoi molteplici incarichi e servizi svolti in Italia, all'interno dell'Istituto saveriano.
Non è solo questione di agilità nei movimenti. Ci vuole anche molta agilità mentale, perché il missionario possa adeguarsi a situazioni culturali così diverse.
Prefetto apostolico di Padang, in Indonesia
Rientrato a Parma, padre Pasquale è nominato rettore della Casa Madre e consultore generale dell'Istituto saveriano. Ma appena ristabilito in salute, viene inviato in Indonesia come Prefetto apostolico della nuova e difficile missione.
Apre la missione nelle Isole Mentawai. Sente il peso di non poter impostare il lavoro come vorrebbe. Malattie e morti gli tolgono molti missionari, tra i quali padre Vincenzo Capra. Ha molto da soffrire per un complesso di circostanze difficili che si vengono a creare in varie direzioni.
Anche tra i missionari, non sempre c'è accordo pieno. Ma egli profonde tutto il suo cuore e tutta la ricchezza delle sue doti. Ama i suoi missionari e i suoi cristiani, anche se non smentisce la sua asciuttezza comasca. Nel 1961, per il bene dei missionari e della missione , al termine di un ritiro spirituale, mons. De Martino annuncia le sue dimissioni, prima ai missionari, tutti raccolti attorno a lui, e poi a Propaganda Fide.
Missionario in Brasile
Ritempratosi in Italia per un breve periodo, mons. De Martino parte per il Brasile . Qui svolge la sua attività prima nel seminario minore di Londrina e poi a Rio de Janeiro , in un collegio femminile.
Purtroppo, nella primavera del 1966, la paralisi lo blocca. Deve tornare nuovamente in Italia e si ritira nella casa saveriana di Tavernerio, presso Como. Pur nella infermità, egli si rende disponibile per il ministero sacerdotale nelle parrocchie vicine. Finché la malattia lo costringe a letto. Alcuni studenti prestano la loro opera di assistenza in modo commovente ed esemplare. Il 7 agosto 1968, è stato trovato morto nel suo letto, durante il riposo pomeridiano.
Co-Fondatore delle A.L.I.
Giunto in Indonesia, mons. De Martino percepisce immediatamente la necessità di affidare ad un Istituto religioso femminile la cura dei malati, dei poveri, dei minori. Ricorre subito alle missionarie saveriane, ma queste non possono accettare l'offerta. Scrive allora all'amico don Giuseppe Brusadelli, direttore delle "Assistenti Laiche Internazionali" (A.L.I.) di Como, perché gli invii le sue prime religiose laiche.
La nuova istituzione trovava difficoltà ad essere riconosciuta da parte della chiesa comasca. Mons. De Martino scrive all'amico: "L'ordinario approvante potrei essere io. Come? Questo è il punto. Ascoltami e considera: tu mi mandi un nucleo di buone ragazze ... e avendo qui un gruppo di ragazze, in base al canone 492 del Codice di diritto canonico, farei domanda di istituire una Società femminile per ... Tu sei libero di accettare e non accettare le mie proposte. lo posso venirti incontro, ma l'ispirazione è tua". Così si legge nella lettera del 28 novembre 1954.
Non era uno scherzo. Ma nacque l'equivoco espresso dal saveriano padre Bonardi che chiedeva, per ragioni d'ufficio, a mons. De Martino: "Qual'è il nome ufficiale dell'Istituto e della Congregazione da lei fondati?" (Lettera del 5/07/1955). Il Decreto di istituzione chiesto da mons. De Martino alla Congregazione dei religiosi non fu concesso. Ma il 9 novembre 1955, padre Bonardi annunciava al presunto fondatore delle "Aline" che Propaganda Fide, preoccupata a salvare le anime, aveva dato il suo nulla osta, tanto desiderato. Davanti a Propaganda Fide, il fondatore delle "Aline" era dunque mons. De Martino. Tutto questo era un segreto, finché io ebbi l'opportunità di scoprirlo, facendo la storia delle A. L. I.








