Non solo i missionari martiri
Testimoniano l'amore e sono vittime dell'odio
Come ogni anno, a marzo abbiamo celebrato la Giornata di digiuno e preghiera per i missionari martiri. Forse pochi cristiani si sono ricordati di questa data . Certamente meno di quelli che hanno accolto l'invito solenne del Papa , il mercoledì delle ceneri, a fare un giorno di digiuno e di preghiera per la pace.
Molti non lo sanno; altri lo dimenticano; altri sono perfino scettici, delusi , quasi sfiduciati. A che cosa servono queste iniziative? A che cosa sono servite le marce della pace, da parte di oltre cento milioni di persone, in tante nazioni del mondo?
La guerra è scoppiata: una sconfitta per tutti
Tutti hanno seguito le notizie drammatiche dei bombardamenti in Iraq . Come uno spettacolo televisivo, come un affascinante videogame. Senza riflettere sulla strage di innocenti che si è ripetuta, nonostante le bombe cosiddette intelligenti. Una pioggia, anzi una vera tempesta di missili si è abbattuta sull'Iraq.
Nel 1991, durante la prima guerra del Golfo, in soli 42 giorni, erano stati lanciati ben 8.000 missili e bombe di vario calibro. Centomila soldati sono rimasti uccisi; trecentomila feriti. Quanti saranno stati in questa ultima guerra? E quante le vittime civili inermi? Quanti i bambini uccisi dalla fame, nei 10 anni di embargo cui è stata sottoposta la nazione irachena?
Davvero, la guerra è una cosa bestiale, una sconfitta per tutti. E non solo per chi l'ha persa . La guerra è deprecabile quanto il terrorismo, di cui è, allo stesso tempo, causa ed effetto. Non ci potrà mai essere una guerra santa, voluta e benedetta da Dio. Anche quando i motivi potrebbero apparire tali da giustificarla , in qualche modo. Non è cristiano il detto latino: "Se vuoi la pace, prepara la guerra".
Il Papa ha ripetuto: "Con la violenza e le armi, non si risolvono i problemi". Ha gridato con forza la frase di Paolo VI: "Mai più la guerra!". Ha ricordato che "i responsabili ne dovranno rispondere a Dio e alla storia".
I missionari martiri
Volevo parlare, inizialmente, dei missionari martiri. Nell'anno scorso, sono stati venticinque. Tra loro, un vescovo della Colombia, sacerdoti, religiosi, suore e laici . Volevo ricordare mons. Romero, vescovo di San Salvador, ucciso il 24 marzo 1980, mentre celebrava la santa Messa, da un militare che lo accusava di comunismo, perché stava sempre dalla parte dei poveri e degli oppressi.
Quest'anno abbiamo ricordato, in particolare, i sette monaci trappisti uccisi nel loro monastero da un gruppo di fanatici terroristi islamici, in Algeria. Fratel Christophe, il più giovane, nel suo diario aveva manifestato il presentimento profetico del martirio ed aveva perdonato l'uccisore.
Anche Cristo aveva fatto così. Questi sono i veri martiri; coloro che hanno deciso di restare nella propria missione, nonostante le persecuzioni e i massacri. Fedeli a Cristo fino alla morte , testimoni eroici del suo amore per i più poveri.
Non come i kamikaze
Ben diverso è il martirio dei kamikaze musulmani, che si suicidano nel nome di Allah, per poter uccidere il maggior numero possibile di nemici politici . Ma Dio non può sentirsi onorato da chi uccide altri suoi figli, sia pure allo scopo di ottenere libertà e giustizia. Come può Dio dare ascolto e benedire chi versa sangue innocente che, come quello di Abele, "dalla terra chiede giustizia?".
Come a Caino, Dio risponderà loro: "Ora tu sei maledetto, respinto dalla terra bagnata dal sangue di tuo fratello". Così è scritto nel libro della Genesi (4, 10-11).
La strage degli innocenti sembra non finire. Milioni di profughi fuggono dalle campagne e dalle città, incendiate e distrutte, per non morire di fame e di sete. Chi li accoglierà e salverà?
Tocca a noi
Tocca ai credenti invocare il dono della pace, come ha fatto, quasi gridando, il Papa. Ritrovando, come per miracolo, la forza e gli accenti della giovinezza, ha detto: "Affidiamo a Maria le vittime di queste ore di guerra e i familiari che sono nella sofferenza. Ad essi mi sento spiritualmente vicino con l' affetto e la preghiera".
Tocca ai cristiani fare opere di pace. Non bastano più le parole. Occorrono i fatti. A qualunque prezzo, anche a costo della vita. Proprio come ha fatto Gesù. Proprio come ci insegnano i martiri di ogni tempo.








