Nella chiesa brasiliana, per il mondo intero
Tema del "Paginone" di questo numero: "50 Anni, Il Brasile chiama - I saveriani rispondono"
Mons. Geraldo Fernandes, vescovo di Londrina, nel 1978 raccontò: "Venticinque anni fa, bussó alla mia porta, a Curitiba, un padre saveriano venuto in Brasile per sondare la possibilitá di aprire un seminario per la formazione di missionari da inviare nei paesi non-cristiani. Dopo essere stato a Rio Grande do Sul, era passato per Curitiba. Lo accompagnai dall'arcivescovo e, alcuni mesi dopo, giungeva dall'Italia il primo gruppo di saveriani".
Quel saveriano era padre Luciano Usai che, l'anno dopo, era nel primo gruppo di saveriani inviati in Brasile.
I saveriani giunsero in Brasile a metà del secolo scorso, il 27 luglio del 1953.
La Provvidenza volle che si stabilissero nel Paranà, uno Stato brasiliano grande come l'Italia, bagnato da numerosi fiumi che, dalle montagne della sponda Atlantica, scendono attraverso valli fertili per gettarsi nel Rio Paraná dove si incrociano i confini tra Brasile, Paraguai e Argentina.
All'arrivo dei saveriani, lo Stato del Paranà iniziava una nuova era, caratterizzata dalla febbre dell'oro nero, il caffè. Ogni giorno, centinaia di famiglie in cerca di lavoro arrivavano da ogni parte del Brasile, su camion, su carri, a cavallo, a piedi. Quasi con furia, veniva abbattuta la foresta, per dare spazio alle "fazendas" di caffè, alle strade, alle baracche coperte di frasche... che presto diventarono villaggi e poi città.
In Brasile, i saveriani si prendono cura delle comunità parrocchiali, sono impegnati nelle grandi questioni di giustizia e diritti umani, sono vicini agli indio... Ma tutte queste attività sono caratterizzate da uno spirito che riflette le ansie e le preoccupazioni di chi è votato alla missione ad gentes:
tutto deve essere impregnato di spirito missionario, aprendo il cuore dei cristiani alla dimensione universale della chiesa.







