Morto la vigilia di Natale riposa nel cimitero del suo paese
Fratel Palumbo aveva quasi 90 anni. Con lui se n'è andato un secolo di storia che egli ha vissuto intensamente e narrato a varie generazioni con le opere e le parole . Entrò all'Istituto Saveriàno di Massa Lucana, lo stesso giorno in cui vi entravo io. Lui poco più che ventenne, per farsi Fratello Coadiutore, io ancora adolescente, aspirante al sacerdozio. Avevamo in comune lo stesso ideale; diversi l'età e il corso educativo.
La sua persona era di esempio a tutti noi piccoli, per maturità, serietà, fedeltà alla preghiera e per la dedicazione al lavoro e al servizio della Comunità. Ci incuteva rispetto nonostante non fosse Superiore . Era una persona di riferimento. Dopo una breve parentesi al Nord per l'anno di noviziato , venne destinato alla casa di Massa, in aiuto all'Economo, addetto in particolare all'azienda agricola. Vi rimase per circa 30 anni, conosciuto come "fratel Palumbo di Massa".
I contadini ricorrevano a lui volentieri per avere un raccolto migliore e più abbondante e per un mantenimento del bestiame più proficuo. A tutti suggeriva migliorie di ogni specie. Venivano a trovarlo giovani, molti studenti, lieti di trovare in lui qualcosa che non incontravano sui libri: quella sapienza di vita che si apprende al vivo da chi, come fr. Edoardo, si sforza di vivere il Vangelo.
Vari di loro sono oggi professionisti stimati, avvocati, dottori ed hanno formato una solida famiglia grazie ai consigli ricevuti da lui, verso il quale conservano sempre una grande gratitudine e ammirazione.
A Salerno
Quando, chiusa la casa di Massa, passò a Salerno, non senza un forte rammarico e grande nostalgia del Cilento, subito con immutata laboriosità e sagacia si prese cura dell'orto ricavandone ogni ben di Dio. Con il tempo la vista gli venne meno, ma continuò ugualmente nel suo lavoro: riusciva a riconoscere ogni cosa con le sole mani, a tastoni. Se per ragioni di salute, doveva fermarsi, passava lunghe ore in cappella, a pregare.
Ogni volta che tornavo dalle missioni, non mancavo mai di visitarlo e per ascoltarne saggi consigli e rivivere assieme il passato, con cari e indelebili ricordi.
Deceduto la vigilia di Natale
Dal settembre del 1994 viveva con la famiglia del nipote Antonio. Una scelta che lui stesso aveva fatto in seguito alle condizioni di salute sempre più precarie e per le modifiche alla nostra casa che rendevano più difficile il suo muoversi per la cecità. Un periodo di oltre 5 anni. I nipoti e i pronipoti gli prodigarono con affettuose attenzioni. Costretto a sottoporsi a dialisi tre volte a settimana, ultimamente subentrò, a causa di difettosa circolazione sanguigna, una forte infezione con crescente cancrena. Fu ricoverato alla clinica Cobellis.
È morto al mattino della vigilia di Natale; l'amputazione alla gamba si era resa impossibile per l'infezione crescente. Penso che il Padre Celeste lo abbia voluto con Sé per passare lassù il s. Natale.
Bibbia e Preghiera
"Insegnaci, o Signore, a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore" (dalla Bibbia). Fratel Palumbo li ha contati tutti i suoi giorni, riempiendoli di preghiera, laboriosità e serena accettazione della croce così presente nella sua lunga vita. Don Angelo il parroco di Cicerale ha appreso con profonda tristezza la notizia della sua morte . La testimonianza di quel missionario, forte nel dolore, uomo di profonda preghiera costituiva una ricchezza spirituale per tutti i fedeli, che numerosissimi hanno espresso a loro volta le condoglianze ai familiari .
Siamo certi che non mancheranno fiori sulla sua tomba e che sarà ricordato per molti anni. Anzitutto i nipoti e pronipoti che con grande affetto ne hanno curato l'ultimo periodo di vita, il più sofferto, il più meritorio. Per noi, suoi confratelli, rimane un esempio mirabile di come si può essere missionari, nella preghiera e nella sofferenza: mezzi indispensabili, efficaci, perché il Regno di Dio si espanda su tutta la terra.








