Skip to main content
Condividi su

Il 24 marzo la veglia dei missionari martiri si ispira a mons. Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador, ucciso durante l’Eucarestia il 24 marzo 1980, beatificato il 23 maggio 2015 e dichiarato santo da Papa Francesco il 14 ottobre 2018.

Jon Sobrino ha scritto il libro “Romero martire di Cristo e degli oppressi”. Nella premessa definisce mons. Romero pastore, profeta e martire e, con dom Pedro Casaldaliga, “santo d’America”. Diceva un contadino: “Mons. Romero ha detto la verità, ha difeso noi poveri; per questo l’hanno ucciso”. Era spinto dalla fede nel Dio di Gesù, dalla realtà del popolo salvadoregno, dalla speranza di liberazione... Fu annunciatore di verità. Ecco alcune caratteristiche.

Mons. Romero ha detto la verità pubblicamente, vigorosamente, insistentemente e ripetutamente, in omelie e attraverso la radio, riguardo alla crudeltà degli omicidi e delle falsità, anche quando la stampa taceva. Divenne figura pubblica nel suo Paese e all’estero. Ha detto la verità in maniera popolare e in un senso ben preciso. Gli stavano a cuore la democrazia nel Paese e la chiesa. Il suo maestro era il popolo, s’identificava con le vicissitudini della gente, correggeva anche qualche contrasto interno nelle organizzazioni popolari. Ha rispettato e accettato la ragione del popolo. Aveva frasi profetiche e incisive, e anche argomentazioni che impedivano l’infantilismo. Citava testi di teologia biblica, del Concilio, di Medellin e di Puebla, di Giovanni XXIII e di Paolo VI... Consultava economisti e sociologi ed era convinto che nelle questioni fondamentali i poveri avessero ragione. Perciò, s’incarnava in mezzo a loro cristianamente, pastoralmente e liturgicamente, con il sostegno e la misericordia.

Mons. Romero ha detto la verità sulle vittime, scrupolosamente e con vero affetto. C’era una repressione feroce e questo lo spinse a dire la verità, la verità storica dei fatti, come i difensori dei diritti umani. Citava tutti i nomi delle vittime della settimana, le uccisioni e i massacri che venivano perpetrati. Citava i carnefici e a quale corpo appartenevano, i familiari delle vittime e i loro disagi, condannava l’impunità. Diceva anche i suoi sentimenti con intimo affetto verso le vittime. Chiedeva anche la riparazione, il dovere di sostenere la famiglia della vittima. E chiedeva di far memoria dei martiri davanti a Cristo e alla comunità, per ottenere la conversione dei carnefici.

Monsignor Romero ha detto la verità con autorità. L’autorità non gli derivava da dove era nato, né dai suoi studi, né dall’essere vescovo, ma dalla sua autenticità e dalla sua convinzione. Difendeva la giustizia e l’amore per la gente. Sapeva di rischiare la vita. Gli interessava dire la verità dolorosa e piena di speranza del popolo contro la parola imborghesita, autosufficiente e sprezzante di chi aveva il potere. Questo ha generato l’ammirazione sincera di quel contadino e della gente semplice del Salvador.



Scarica questa edizione in formato PDF

Dimensione 2398.08 KB

Gentile lettore,
Continueremo a fare tutto per portarvi sempre notizie d'attualità, testimonianze e riflessioni dalle nostre missioni.
Grazie per sostenere il nostro Giornale.


Altri articoli

Edizione di Agosto/settembre 2024
L’inaugurazione della mostra “Unità nella diversità”, il 9 giugno, presso la casa dei Saveriani di Salerno, è stata piena di emozioni diverse ed inat…
Edizione di Aprile 2021
Caro Corrado, è già passato un anno dalla tua morte (era il 7 marzo 2020), volato via tra restrizioni e tante morti, un anno nel quale abbiamo toccat…
Edizione di Maggio 2010
Sono nato a Salerno nel 1968, sul Carmine, e lì sono vissuto fino a vent'anni. I miei genitori Salvatore e Anna sono originari di Montoro Inferiore…
Logo saveriani
Sito in costruzione

Portale Unico dei Saveriani in Italia

Stiamo finalizando la nuova versione del portale

Saremmo online questa estate!

Ti aspettiamo...

Versione precedente del sito