Mons. Guido Conforti ''santo''
Ebbene sì, devo proprio confessarlo. Solo da pochi anni, da quando cioè ho iniziato a frequentare i missionari saveriani di Desio, ho auto la possibilità di conoscere mons. Guido Conforti, di cui si è celebrata la canonizzazione domenica 23 ottobre 2011 a Roma. È stato un percorso di avvicinamento graduale, ma sempre più significativo, grazie al calore e all'affetto dei saveriani verso il loro fondatore. Il pellegrinaggio a Roma è stato il sigillo naturale di questo percorso.
Amicizia, fede e curiosità
Ammetto che ho accettato l'invito non solo per riconoscenza verso i missionari saveriani, non solo per la fede che mi sorregge, ma anche per soddisfare la mia curiosità personale di assistere dal vivo a una "canonizzazione". È stato tutto bellissimo!
Lo scenario di piazza San Pietro, sotto il cielo azzurro, dopo qualche nuvola mattutina, la celebrazione alla presenza del Santo Padre, le preghiere comunitarie nelle diverse lingue del mondo, la vicinanza di tanti pellegrini provenienti da ogni contrada della terra, infondono un sentimento di gioiosa serenità, quella gradevole sensazione di un cammino comune con tutti i fratelli presenti: l'idea di essere dalla parte giusta. "Fare del mondo una sola famiglia": quanto vero e forte è l'invito di san Guido!
Che splendidi momenti!
Altrettanto significativa è stata la cerimonia del giorno successivo nella magnifica basilica di San Paolo fuori le Mura. Nel mezzo della santa Messa, particolarmente suggestiva, con la presenza di cardinali, vescovi e missionari saveraini provenienti da tutto il mondo, otto giovani saveriani hanno pronunciato la "professione perpetua", donandosi alla missione per tutta la vita.
Che splendido momento! Non nascondo di essermi commosso fino alle lacrime. Avrei voluto salire sull'altare e abbracciare uno a uno quei giovani missionari. Quasi come un lampo, mi sono tornate alla mente le immagini di altri ragazzi che, qualche giorno prima, avevano messo a ferro e fuoco Roma, distruggendo perfino una statua della Madonna di Lourdes.
La fraternità missionaria
È stato toccante vedere con quanta gioia, dopo la cerimonia, i missionari si soffermavano a salutare tanti confratelli, in un ritrovarsi festoso dopo tanti anni. Da laico e volontario, sono tornato a casa sicuramente più ricco, più in pace, più entusiasta nell'affrontare il mio impegno di assistenza verso i più deboli. Si può camminare "ad gentes" anche senza spostarsi dal proprio paese? Spero di sì.
Con queste parole, mi auguro di aver interpretato anche il pensiero di quanti, con me e con i saveriani, hanno affrontato la bella esperienza romana. Grazie, missionari! Grazie, san Guido!








