Missione e Spirito: Conforti, vescovo e fondatore
Un pastore, due greggi - Incontra i poveri e i malati
Dopo una settimana dall'arrivo in diocesi, il 15 gennaio 1903, mons.Conforti vuole incontrare i bambini poveri. Per loro aveva fatto arrivare da Parma alcune forme di parmigiano, che fa dividere fra i ragazzi, e distribuisce i doni preparati dalla san Vincenzo.
Poi visita gli ammalati nell'ospedale civile, suscitando reazioni interessanti non solo sui giornali locali, ma anche in Consiglio comunale, dove viene presentata una interpellanza perché il vescovo "era stato ricevuto con atti di onore... offrendo pure un vermouth e facendo cantare le orfanelle"!
Incontrare e conoscere tutti
Ma il giovane arcivescovo vuole conoscere la sua gente: "Come padre di numerosa prole, sente pressante il bisogno di vedere e di avvicinare i propri figli, che, dispersi, vivono lontano dal tetto paterno". Così il vescovo sperimenta il sentimento di quella paternità spirituale di cui é rivestito.
Egli scrive: "Tra breve dunque ci vedremo, ci conosceremo personalmente, gusteremo di presenza il dolce gaudio del santo affetto, sperimentando quanto buona e gioconda cosa sia l'abitare insieme, nella consonanza dei medesimi sentimenti e delle medesime aspirazioni".
Indice quindi la visita pastorale alle parrocchie della diocesi, per il novembre del 1903.
"Agitiamoci e agitiamo!"
Pastore mite e prudente, ma vigile e forte nella difesa della fede; sereno e sorridente, ma instancabile e creativo. Diceva spesso: "Agitiamoci e agitiamo!".
Possiamo ricordare l'impegno per la catechesi che voleva realizzata nel modo migliore: "Canto, musica, visite a luoghi religiosi, rappresentazioni sceniche, proiezioni luminose, i migliori sussidi didattici... tutto deve essere a perfezionare il gusto ed il culto del bello e del buono".
I manuali di storia della catechesi ricordano la celebrazione della prima Settimana di Catechesi, in Italia, quando il Conforti era vescovo a Parma.
La passione del missionario
Il Conforti è anche Fondatore di una Famiglia che ha le caratteristiche particolari della missione e della consacrazione religiosa, con un qualcosa di più e di strano: il quarto voto della missione ad gentes.
La sua intenzione evangelica aveva fondamento in una forte "esperienza dello spirito". Ma il Fondatore trova difficoltà a far comprendere questa sua intenzione, sia ai suoi missionari sia alle autorità competenti ad approvare le costituzioni dell'Istituto.
In questo senso, egli ha percorso tutto l'itinerario di purificazione spirituale, caratteristico di quasi tutti i fondatori. Dopo aver visitato i suoi missionari in Cina, ormai più che sessantenne, lo sentiranno esclamare: "In te Domine speravi, non confundar in aeternum", che vuol dire: "Ho sperato in te, Signore; non sarò confuso in eterno".
Un pastore, due greggi
Monsignor Conforti aveva già lavorato per far conoscere l'urgenza di annunciare il vangelo a tutte le genti, anche attraverso la rivista "Fede e Civiltà", l'attuale "Missione Oggi", che è al suo centesimo anno di pubblicazione. Ma nel 1916, il beato Paolo Manna, dei missionari del Pime di Milano, gli propone l'idea dell'Unione missionaria del clero.
Ogni sacerdote è per il mondo
Per il Conforti, inizia così un periodo di intensa attività che ha dell'incredibile. Corregge gli statuti di questa nascente associazione e li presenta al Papa. A lui arriva l'approvazione come se ne fosse il fondatore. Ne diventa il primo presidente. Invia lettere circolari ai vescovi di tutta l'Italia; organizza e presiede congressi missionari diocesani e nazionali; partecipa ai congressi eucaristici…E' rimasto nella storia il congresso eucaristico nazionale di Palermo, dove il beato Conforti pronunciò il famoso discorso su "L'Eucarestia e le missioni cattoliche", il 6 settembre del 1924.
Durante i dieci anni della sua presidenza, l'Unione missionaria del clero era stata eretta in ben 227 diocesi (su 320 che erano in quel tempo in Italia). I sacerdoti iscritti erano 21.714.
Missionario là dove sei
Parlando ai sacerdoti, il Conforti ha modo di elaborare le sue riflessioni su il sacerdote diocesano e la missione, che si risolve innanzitutto in un impegno pastorale e missionario equilibrato ed armonico. Si può riassumere in questa frase: tu sacerdote, devi essere missionario "nel luogo dove Dio ti ha posto".
Le sue meditazioni si spostano da Matteo 28,16-20 a Giovanni,10: il pastore che ama, conosce, pascola e dà anche la vita per le sue pecore. Ma ne ha altre; sono sue anche quelle. Deve condurre pure loro all'unico gregge e all'unico Pastore.








