Missione e annuncio nella terra dei mondiali
Il racconto di p. Renato Filippini
Dopo cinque anni di missione in Giappone, p. Renato è tornato in Italia per la prima volta. Ha incontrato e rivisto tanta gente. Dopo i saluti iniziali, molti domandavano: "C’è miseria, pericolo, fame nella tua missione?" - "No, anzi, si sta benissimo!", rispondeva. Sorpreso da questa risposta inattesa, l’interlocutore non sapeva come continuare, quale altra domanda fare... Verrebbe naturale domandare: cosa ci fa un missionario in un posto dove "si sta benissimo"! P. Renato ci spega perché il Giappone, potenza economica mondiale, è terra di missione, terra di primo annuncio.
Abbiamo capito che in Giappone si sta benissimo, ma tu, come cristiano e missionario, come ti senti?
Nati e cresciuti in un ambiente cristiano, forse non ci rendiamo pienamente conto di quanto il cristianesimo abbia permeato il nostro essere e la nostra cultura, influenzando il nostro modo di pensare, di agire, di comportarci. Solo andando in Giappone ho capito cosa voglia dire appartenere ad una minoranza che pratica una religione straniera al Giappone.
L’ambiente sociale giapponese non è organizzato senza l’influsso della religione cristiana. Ad esempio, la domenica è difficile andare a messa perché, proprio in questo giorno, vengono organizzati tutti gli eventi sociali della scuola, dell’azienda, del quartiere... Insomma, la domenica in Giappone non è percepita come "il giorno del Signore". E poi, può darsi che in una famiglia solo la mamma sia cristiana ed abbia bisogno di essere accompagnata in auto all’unica messa che si celebra nella chiesa cattolica della zona...
Un esempio per tutti. Kanoya, la città dove io risiedo e svolgo l’attività di missionario, conta 70.000 abitanti, di cui solo 100 hanno ricevuto il battesimo. Il cristianesimo qui ha solo 60 anni di storia. Io sono uno straniero in casa loro. Pensate ad un fervente buddhista che venga ad abitare nel vostro paese. Diventa un vostro nuovo vicino di casa. Lo salutate, ma probabilmente per alcuni mesi non andate oltre. Può capitare l’occasione in cui scambiate due parole: vi parlerà del suo paese, delle tradizioni, delle feste, magari anche della sua religione... Voi ascoltate educatamente, ma poi tagliate il discoroso, promettendo a voi stessi di dedicargli più tempo la prossima volta.
Attualmente come va la situazione sociale in Giappone?
La società giapponese sta passando un periodo di forti contrasti. I valori tradizionali si stanno sgretolando.
- In fabbrica prima si era assunti a vita; ora richiedono un part time. Per quelli compresi tra i 40 e i 50 anni, spesso c’è la cassa integrazione o semplicemente il licenziamento. Non pochi di questi sfortunati commettono suicidio: più di 60.000 negli ultimi due anni.- La scuola è talmente esigente e competitiva da provocare il fenomeno dell’assenteismo dovuto a stress scolastico; tra elemetari e medie, più di 100.000 alunni smettono di frequentare.- Anche la famiglia sta cambiando: i membri della famiglia vivono spesso fuori casa, al lavoro, al club, al doposcuola... Trovarsi insieme, almeno la sera a cena, è diventato quasi un lusso che pochi riescono a prendersi. Aumentano i divorzi; si diffonde a macchia d’olio lo stile di vita "single"; le nascite diminuiscono.
- Nella vita sociale, la mancanza di fiducia e del senso nella vita, il timore dell’altro, la solitudine rendono le relazioni umane sono sempre più difficili. E’ molto diffuso il fenomeno "hikikomori", cioè di persone giovani (sotto i 30 anni) che si rinchiudono nella propria stanza e non intrattengono rapporti con gli altri - neppure con i propri familiari - per giorni, settimane, mesi interi.
Ma allora non mi sembra che in Giappone si stia così bene. Cosa fa la chiesa in questa situazione?
In ambito pubblico, il cattolicesimo ha una lunga tradizione soprattutto nel campo educativo attraverso le scuole, dall’asilo all’università. In questo la chiesa gode di una buona reputazione, ma deve sostenere la concorrenza e gli alti costi, perché tutte le sue scuole sono private. Prima le nostre scuole erano riconosciute come ente religioso; poi sono state catalogate come ente educativo e passate sotto il ministero della pubblica istruzione. Non è raro che l’unico cristiano nella scuola sia il prete o la suora che dirigono l’asilo e la scuola; altre volte ci sono anche uno o due insegnanti ed alcuni studenti cristiani.
Nella zona in cui io lavoro è attivo il "telefono della speranza" per far fronte all’alto numero di suicidi. E’ un’iniziativa pensata dalla diocesi che ne sostiene tutte le strutture e i costi. Ogni anno, la diocesi organizza due corsi di preparazione per i volontari del telefono della speranza. Il servizio è attivo tutti i giorni e consiste soprattutto nell’ascoltare i problemi di chi telefona e nell’intrattenere rapporti personali all’insegna della fiducia. Tutto questo è attività missionaria di primo annuncio.
E tu personalmente in pratica cosa fai?
E’ proprio attraverso l’incontro personale che molti incontrano, vedono, conoscono un cristiano per la prima volta. Per questo, non mi lascio sfuggire nessuna occasione di incontro: l’università, lo studio della cultura, gli incontri su temi di attualità e sulla realtà giovanile, il volontariato con bambini handicappati, le sessioni di meditazione zen...; ma anche il calcio, la musica leggera, le serate jazz, il karaoke, e qualche volta perfino le ore piccole con gruppi di giovani... Tutto questo, per testimoniare il mio desiderio di conoscere le persone, la loro cultura; per dimostrare rispetto ed ammirazione.
Mi sono fatto una cultura sui cantanti di musica leggera che, attraverso le canzoni, si fanno portavoce dei giovani, dei loro sogni e problemi. Questo mi dà occasione di iniziare una conversazione con i giovani che spesso si meravigliano che io sia informato delle novità più di loro. Mi sono anche iscritto alla squadra di calcio degli impiegati municipali. In occasione del Natale, vado in alcune università cattoliche per presentarne il significato agli studenti, al 99 % non cristiani.
Sono tanti piccoli semi sparsi; sono tutte occasioni di primo annuncio. Seminare è importante; ma più importante è la consapevolezza che ogni seme è anche occasione di primo annuncio per tutti coloro che ancora non conoscono il Vangelo di Gesù.
Seminare senza raccogliere: come missionario, non ti senti un po’ frustrato?
Certo, il desiderio "naturale" di un missionario è quello di battezzare; ma il rischio di scambiare il numero dei battesimi come criterio di valutazione dell’attività missionaria è sempre un grosso rischio. Noi missionari in Giappone questo rischio non lo corriamo davvero! Il Giappone è terra di primo annuncio: molti incontrano un cristiano, sentono parlare di Cristo per la prima volta in vita. E’ quello che cerco di fare come missionario.
So bene che devo continuamente sperimentare, sulla mia pelle, che sono straniero e per questo tenuto ad una certa distanza. Ma resto disponibile all’incontro. Ogni incontro è sfida ed incognita; allo stesso tempo è anche fiducia e umiltà di stare fianco a fianco con l’altro.
Dopo tutto, non è questo, in sintesi, il mistero dell’incarnazione? Dio-fatto-uomo, venuto ad abitare-tra-noi, diventato uno-di-noi, per annunciare il Vangelo?
Il Giappone, terra di Mondiali e di Pikachu, per noi missionari è soprattutto terra di Missione, opportunità di primo Annuncio
p. Renato Filippini - saveriano in Giappone.
Prima ancora di annunciare, mi rendo conto che devo amare, conoscere, stimare le persone e la loro cultura, perché io sono ospite nel loro mondo culturale. Devo andare da loro, ascoltare le loro storie, le loro difficoltà e lotte di ogni giorno. Le occasioni sono tante: una conversazione di cinque minuti, una lunga telefonata, un incontro in chiesa, una tazza di tè al bar, durante l’allenamento di calcio o l’ora di intervallo all’università...
Alcuni numeri del cristianesimo in Giappone
- Popolazione: 126.071.305
- Numero dei cristiani: 435.944
- Percentuale dei cristiani: 0,346%
- Numero dei sacerdoti: 1.761
Nota Bene - Secondo le statistiche ufficiali, in Giappone c’è un cristiano ogni 289 abitanti; un sacerdote per ogni 247 cristiani e per ogni 71.500 abitanti.








