Missionari per donare se stessi, 84° convegno a Bergamo
È stato il vescovo di Bergamo mons. Roberto Amadei ad aprire l'84° convegno missionario diocesano dal titolo, "Missionari per dono! Fino agli estremi confini della terra". Il vescovo nel suo intervento ha ribadito che la chiesa o è missionaria o non è chiesa.
Si pensa che essere missionari sia un qualcosa in più, riservato a chi ha del tempo libero.
Si dimentica invece che essere missionari appartiene alla fede in Gesù. Ogni battezzato deve sentirsi missionario, perché deve avere dentro di sé la "passione" per comunicare e far conoscere sempre più Gesù a tutti, vicini e lontani, in ogni luogo e in ogni momento della sua vita.
Ci ha spronato a dedicarci alla preghiera, non limitandoci a donare agli altri solo aiuti materiali. Non ha mancato di ricordare e ringraziare tutti i missionari bergamaschi sparsi nel mondo, quasi 750 persone, di cui 13 vescovi e nunzi apostolici, 48 sacerdoti diocesani presenti in altre chiese, 319 religiosi e 284 religiose, 68 laici e volontari.
Una grande sensibilità
Mons. Antonio Pesenti ha ricordato che la missionarietà della chiesa bergamasca ha origini lontane e profonde, che risalgono ai primi del ‘900. Figure di vescovi, sacerdoti, religiosi appartenenti a varie Congregazioni missionarie si sono succeduti, in un interesse crescente della chiesa di Bergamo per l'ideale missionario.
Di particolare importanza è stato lo sviluppo in diocesi dell'Unione missionaria del clero, creata nel 1916 dal missionario del Pime p. Manna e da mons. Conforti, fondatore dei saveriani. In pochi anni vi hanno aderito centinaia di sacerdoti, al punto che per un certo periodo l'Unione portò la sua direzione a Bergamo.
La crescita della sensibilità missionaria ha contribuito anche a un aumento costante degli aiuti per le missioni. Mons. Roncalli, a Roma dal 1921 al 1925 come responsabile dell'Opera della propagazione della fede, scrivendo al vescovo riconosce che Bergamo è prima nei contributi alle missioni per numero di abitanti.
Quella vocazione speciale
Il valore dell'impegno missionario "per sempre" è stato sottolineato da p. Rino Benzoni, superiore generale dei saveriani. "Benché l'impegno missionario competa ad ogni battezzato - ha detto p. Rino - Dio chiama alcuni a una vocazione speciale, modellata su quella degli apostoli, per inviarli a predicare a tutte le genti". Questa vocazione è marcata da un impegno totale, che coinvolge tutta la persona senza limiti di forze e di tempo.
Il modello è Cristo crocifisso: egli mostra che "non c'è amore più grande che dare la vita per gli altri" (Gv.15,13). Un impegno per tutta la vita nasce solo dove si scopre l'amore totale di Cristo per l'umanità e se ne resta conquistati. La totalità è la caratteristica prima dell'amore. Uno spirito missionario "per sempre" non riguarda solo la durata nel tempo, ma la totalità nel dare se stessi.
L'impegno per sempre oggi
Oggi il dono di tutta la vita si manifesta in modo diverso dal passato, quando si partiva per non tornare più. Ora si realizza nella disponibilità totale ai vari servizi della missione e si manifesta in un'attività povera e disarmata, dove il missionario non è più protagonista ma servo della chiesa locale in cui opera.
Nella società attuale, dove conta l'efficienza del fare più che la dedizione, i missionari malati e chi li cura, rinunciando alla missione diretta, e soprattutto i martiri missionari sono modelli dell'impegno "per sempre".
Ma anche tutti i gruppi missionari sono chiamati a vivere il loro servizio nella totalità dell'amore alla missione, attraverso una testimonianza che tenga viva nella comunità parrocchiale la bellezza di dare la vita per la missione. Dobbiamo ricordare a tutti che si è missionari per dono di Dio, un dono ricevuto con il battesimo e da far fruttare generosamente, gratuitamente e gioiosamente nelle comunità parrocchiali e in ogni angolo della terra.








