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La data esatta sarebbe stata il 29 settembre, ma per agevolare amici e familiari abbiamo voluto anticiparla alla sera del 28 settembre. La celebrazione della Santa Messa per il 50° di Messa di p. Tony Senno è stata commovente per i numerosi ricordi della vita passata in missione o nei vari impegni che la congregazione gli ha affidato (Parigi, Londra, Usa e Filippine). Ovunque i Superiori lo hanno inviato, ha lasciato amore e ricordi indelebili. Già a 10 anni, ascoltando un missionario al suo paese - Lusia di Rovigo - ritornò a casa dicendo alla mamma di preparare la valigia perché voleva andare in seminario per diventare missionario. Le cose sono andate diversamente. P. Tonino ha fatto il metalmeccanico e poi il sindacalista della CGIL. A 20 anni, la decisione di entrare nella congregazione dei Saveriani…

Sono stato ordinato a Parma da mons. Gazza. Per l’occasione il mio parroco portò un bus di amici e parenti, ma non rimasero per il pranzo perché erano una cinquantina. E così, dopo l’ordinazione, se ne andarono a mangiare in un ristorante vicino e poi tornarono a casa. Li ho rivisti tutti per la prima Messa al mio paese di nascita. È stato un momento di grande gioia. La notte di quel 28 settembre 1974 la ricordo, perché non ho dormito neppure un minuto. Mi chiedevo se ero pronto a consacrarmi a Cristo come presbitero per la missione.

Il mattino ho iniziato a prepararmi e da allora non ho più avuto paure o dubbi sulla mia scelta. Questo non significa che non abbia avuto momenti di sofferenza. Ricordo quando sono tornato dalla Sierra Leone per un intervento chirurgico all’Ospedale Maggiore di Parma. Avevano deciso di amputarmi la gamba destra a causa di un’infezione. Mia madre scoppiò in un pianto disperato, firmò il consenso e poi passò la notte nella cappella dell’ospedale a pregare. Avevo paura di non farcela, ma grazie alle preghiere di mia mamma e mia sorella e alla bravura del chirurgo, ancora oggi ho entrambe le gambe. Non l’ha avuta vinta la mucca che, attraversando la strada all’improvviso, mi scaraventò sotto la moto con la gamba stritolata.

Dopo due mesi di riabilitazione, presso la clinica “Don Gnocchi” di Parma, ritornai in Sierra Leone. Fu un momento di grande gioia per me e per la gente della missione. Mamma, invece, pianse molto. E da allora, la vidi solo gli ultimi giorni della sua vita. Rimasi in missione finché il Superiore Generale, p. Luigi Menegazzo, mi disse che i Vescovi Italiani gli avevano chiesto un missionario per animare spiritualmente le centinaia di migranti che arrivavano al porto di Taranto. E dato che conoscevo l’inglese e anche il francese (oltre al Krio e al Limba), mi chiese di rientrare in Italia. Così è iniziata l’attività non solo al Porto, ma in varie case di accoglienza dei migranti. Ho preparato una trentina tra ragazzi e ragazze al Battesimo. Molti di loro, poi, sono partiti per l’Europa in cerca dei loro fratelli e sorelle...

pu Senno 50 bottigliaVerso la fine del secolo scorso, mons. Giorgio Biguzzi, vescovo di Makeni, ci chiese di lasciare il paese, perché temeva che venissimo uccisi. Mi fu chiesto di andare nelle Filippine. Qui ho iniziato a studiare il “Tagalog”, la lingua parlata dai Filippini del Nord, e celebravo la Messa in varie parrocchie nei dintorni di Manila. Ogni domenica ero nella parrocchia dell’Immacolata. Una mattina, mentre vestivo i paramenti, notai che vicino alla porta d'entrata c’erano 6 uomini tutti vestiti di nero. Durante l’omelia, partirono dall’altare per bloccare una ragazza che era entrata in chiesa con un coltello e che si dirigeva verso di me urlando: “Il Signore mi ha mandato per il sacrificio del padre”. I 6 uomini le tolsero il coltello e la portarono fuori. Alla fine della Messa, mi dissero che se non l’avessero fermata, mi avrebbe pugnalato a morte, perché il Signore le aveva ordinato di farlo. Da allora non ebbi più alcun altro disturbo. E tornai in quella parrocchia fino alla mia partenza dalle Filippine.

Mi hanno chiesto nuovamente di essere disponibile per qualche attività in Italia. A Taranto avevano bisogno e quindi sono tornato in via 3 Fontane 15, a Lama. E da allora sono rimasto... Qui mi trovo bene e spero di terminare la mia vita da queste parti. Mi sono innamorato della Costa Pugliese, lungo la quale serviamo varie comunità ecclesiali. Mi piace molto la comunità estiva (da giugno a settembre), conosciuta come la “Baia dei Pescatori”, dove confesso e celebro l'Eucaristia tutti i sabati sera. L’Eucarestia è animata da un Diacono permanente, Cosimo Gentile, e da alcuni laici e laiche che passano le vacanze estive in zona. Nella grande villa di Cosimo di fronte alla “Baia”, con numerose palme, in un grande spazio sono accolti i fedeli che amano venire ogni sabato per confessarsi e per la Messa. Mentre io confesso, i fedeli pregano il Rosario. Alle 19.30 inizia la celebrazione dell’Eucarestia su un altare tra le palme, costruito con tre macine rotonde e piatte di marmo, una sopra l’altra. È una gioia per me e per i fedeli che vi partecipano con ancora maggior gioia nel loro cuore.



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