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Mamma, capolavoro di Dio

Nel mese di maggio celebriamo la festa della mamma. Ormai è diventata una tradizione. Certo le mamme si meritano molto di più di una giornata di festa in loro onore... La più antica commemorazione del giorno della mamma è mitologica.

È iniziata nella Grecia antica, con l’arrivo della primavera, quando si faceva una festa in onore di Rea, madre di tutti gli déi olimpici.

Le origini della festa

All’inizio del sec. XVII in Gran Bretagna si è iniziato a dedicare la quarta domenica di quaresima alle mamme delle operaie inglesi. In questo giorno le lavoratrici avevano un giorno libero per stare in casa con le loro mamme. Negli Stati uniti d’America i primi suggerimenti per una data si hanno nel 1872 da parte di Julia Ward Howe, autrice del testo dell’inno nazionale.

Ma è stata l’americana Anna Jarvis, di Filadelfia, che nel 1907 ha dato inizio ad una campagna per istituire il Giorno della mamma. La signora Anna era entrata in depressione per la morte di sua mamma. Alcune amiche, preoccupate dalla sua sofferenza, ebbero l’idea di perpetuare la memoria di sua mamma con una festa. Anna desiderò che gli omaggi fossero estesi a tutte le mamme. In fretta questa commemorazione si sparse per tutta la nazione ed il presidente Wilson nel 1914 la ufficializzò il giorno 9 di maggio.

Un simpatico racconto

Pensando alla mamma proviamo un sentimento d’affetto che penetra nel profondo dell’anima. Tutti noi conosciamo e incontriamo tante storie di amore materno che hanno dell’eroico. La giornalista americana Erma Bombeck, famosa per le sue battute spiritose, che nascondono importanti insegnamenti di vita, ha un bel racconto sulla mamma. Racconta che quando Dio decise di creare la mamma, era già al sesto giorno di lavoro e stava facendo ore di straordinario.

Quand’ecco comparire un angelo che gli fa: “Questa qui te ne sta facendo perdere di tempo, eh?”. L’Onnipotente rispose: “Sì, ma dev’essere completamente diversa e ha bisogno di tanti particolari. Deve avere, per esempio, un bacio capace di guarire tutto, da una gamba rotta a una delusione d’amore, e sei paia di mani”. L’angelo scosse la testa incredulo: “Sei paia?”.

Tre paia di occhi…

“Il difficile non sono le mani”, disse il buon Dio, “ma le tre paia di occhi che una mamma deve avere”. “Così tanti?”, si stupì l’angelo. “Proprio così”, disse Dio. “Un paio per vedere attraverso le porte chiuse quando domanda – Che state combinando lì dentro bambini? - anche se lo sa già.

Un altro paio dietro la testa per vedere tutto quello che non dovrebbe vedere, ma che deve sapere. Il terzo paio di occhi davanti serve per vedere il figlio che si è cacciato nei guai e dirgli, senza pronunciare una parola, che lo capisce e gli vuole bene. E tanti altri particolari ancora”.

Una soluzione per tutto

L’angelo, sfiorandogli gentilmente un braccio, cercò di dare un suggerimento al Padre eterno: “C’è troppo lavoro per un

giorno solo. Va’ a dormire. Finirai domani!”. Rispose il Signore: “Non posso. Ormai sono a buon punto; ho quasi finito. Ne ho già una che guarisce da sola se è malata, può preparare un pranzo per sei persone con mezzo chilo di carne tritata e riesce a tener fermo sotto la doccia un bambino di nove anni…”.

L’angelo girò attorno al modellino di madre esaminandola bene. “È troppo tenera!”, disse poi con un sospiro. “Ma è resistente!”, ribatté subito il Signore. “Tu non hai idea di quello che può fare e deve sopportare una mamma!”. “Sa pensare?”, chiese l’angelo. “Non solo, ma sa fare anche ottimo uso della ragione e sa trovare una soluzione per ogni cosa…”, ribatté il Creatore.

…e una lacrima

A quel punto l’angelo si accorse di qualcosa sul volto della donna, si chinò sul modello, passò un dito sulla guancia e subito dichiarò: “Qui c’è una perdita!”.

Ma il Signore lo corresse: “Non è una perdita. È una lacrima. Le serve per esprimere gioia e tristezza, soddisfazione e delusione, dolore e solitudine, il magone e l’orgoglio”.

“Ma sei davvero un genio!” esclamò l’angelo, complimentandosi. “Hai davvero pensato a tutto!” Con sottile malinconia, Dio aggiunse: “Non ce l’ho messa io quella cosa lì; sono stati i figli…”.

È vero. La donna è un’opera stupenda e straordinaria, in tutti i sensi. Tutte le mamme sono un capolavoro di Dio! Le mamme dei missionari poi - nessuna se ne abbia a male - ancora di più.



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