Messa e spaghetti per la Colombia
È un appuntamento che dura da vent'anni. Il primo sabato di luglio tutti gli amici delle missioni saveriane si ritrovano in Via Faval a Bussolengo (VR), nella mia casa natale. Verso le 19,30 arriva la gente e alle 20 esatte inizia la celebrazione della Messa. Nel frattempo ci si saluta, ci si rivede dopo tanti mesi, mentre il numero delle persone arriva fino a oltre 400.
Quest'anno la Messa è stata animata da p. Mario Menin, missionario in Brasile e ora rettore della comunità saveriana di Brescia. La lettura evangelica parlava dell'invio di altri 72 discepoli nei villaggi a portare l'annuncio dell'arrivo del regno di Dio in mezzo all'umanità. Padre Mario ha ricordato il dovere missionario di ogni cristiano, che si manifesta nella preghiera quotidiana e nell'affetto, nell'interessamento alla causa missionaria e anche nel sacrificio - donazione di qualcosa che ci costa per i fratelli più emarginati.
Alle 21, sotto le tende allestite dagli alpini e da un gruppo di volontari animati dai fratelli Andrea e Guglielmo, è seguita una cena e una lunga lotteria con premi offerti da tanti amici. Il ricavato della festa è stato devoluto al Cottolengo di Buenaventura (Colombia), dove io ho lavorato per vari anni.
Il Cottolengo ospita persone abbandonate o in situazioni difficili: orfani, disabili, bambini di cui nessuno si prende cura. Funziona grazie all'opera delle suore del Cottolengo, fondate dal gesuita spagnolo p. Arrupe nel 1950. Il gesuita aveva avuto l'intuizione che anche il più handicappato è utile e abile, per aiutare l'umanità attraverso la preghiera.
Dopo le 24, stanchi ma felici, ci siamo salutati e dati appuntamento all'anno prossimo.








