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Vangelo in profondità, per fertilizzare

All'inizio del terzo millennio cristiano siamo di fronte a un nuovo orizzonte umano ed ecclesiale. I cambiamenti nella società a livello locale e mondiale, l'evoluzione del pensiero teologico, la comprensione che la chiesa ha di se stessa e della sua missione, richiedono nuove risposte e nuovi stili di apostolato.

Noi missionari, nella nostra specificità, siamo sempre meno protagonisti e sempre più in aiuto. Questo implica una nuova comprensione e sensibilità, nuovi metodi e stili di presenza e di collaborazione nella chiesa locale.

Nuove risposte a nuove realtà

Anche in Serra Leone ci troviamo di fronte a un nuovo mondo, a una nuova nazione e a una nuova chiesa. In particolare, la chiesa di Makeni si è trovata di fronte a tre realtà che mi hanno interpellato:

- la fine della guerra in Sierra Leone, che ha creato una nuova situazione sociale;

- la crescita del personale locale in diocesi: per la prima volta i sacerdoti e gli agenti pastorali locali sono in maggioranza.

- l'invito del Papa a fare nuovi programmi pastorali nuovi per "andare al largo";

Il sinodo diocesano è nato come esigenza per dare risposte a queste nuove realtà. Nel corso dei lavori ci siamo accorti che il sinodo richiede un impegno personale e comunitario di altissimo livello. Manchiamo di esperti e di strutture (e perfino di strumenti, come una semplice fotocopiatrice). Abbiamo lasciato che lo Spirito ci parlasse attraverso l'esperienza viva delle nostre comunità di fede.

Un primo frutto l'abbiamo già gustato. È stata l'esperienza di "convenire" e di vivere assieme come discepoli del Maestro: laici e vescovo, sacerdoti e missionari. Il resto è l'inizio di un cammino che vogliamo continuare, con lo sguardo della fede fisso su Cristo.

Una crescita continua e armonica

Il tema del nostro sinodo ci dice la meta del nostro cammino: "La chiesa locale cresca e mostri il volto africano di Cristo". È un impegno ambizioso, ma il verbo "crescere" indica un impegno continuato nel tempo. Pensiamo a una crescita armonica di tutti i membri della chiesa, di un corpo radicato sul territorio, in una cultura e in un popolo che ha la sua storia e i suoi valori. Dobbiamo permettere al vangelo di "fertilizzare" questa cultura, purificandola da elementi anti-evangelici, perché risplenda della bellezza del volto africano di Cristo.

La nostra meta e il nostro impegno sono per raggiungere, come chiesa, la piena maturità della statura di Cristo. Una meta che non è mai completamente raggiunta, ma che ci dona l'entusiasmo di impegnarci a costruire un disegno più grande di noi; a essere artefici, con lo Spirito Santo, di un nuovo volto di Cristo nel suo corpo che è la chiesa in Sierra Leone.

Gli ambiti del nostro impegno sono delineati dal comando di Cristo, ripetuto da papa Wojtyla: "andate al largo e gettate le reti nel profondo". Questo per me significa un lavoro di evangelizzazione spaziale e numerico: raggiungere quante più persone e comunità possibili. Ma significa anche un lavoro da fare in profondità, per raggiungere la cultura, i valori, la sensibilità, la storia, il contesto sociale del nostro popolo e "fertilizzarlo" con i valori di Cristo.

Siamo parte viva della chiesa africana

Non miriamo a fare una versione africanizzata della chiesa europea, ma a far crescere una chiesa che sia autenticamente cristiana e autenticamente africana. Per questo è importante formare le persone e gli agenti pastorali, a cominciare dai sacerdoti. Sono loro che, con l'esperienza della fede vissuta nelle nostre comunità, porteranno avanti il processo di inculturazione del vangelo. Noi missionari vogliamo solo incoraggiare e indicare la via. Perciò abbiamo aperto a Makeni un centro formativo per scienze sociali e religiose, il "Fatima institute".

Ovviamente non siamo un’isola; non affrontiamo queste grosse sfide da soli. Siamo parte della chiesa africana a livello continentale. Lavoriamo come cellule vive di un corpo più grande. Ci sentiamo impegnati a fare localmente tutto ciò che è possibile fare, pronti a ricevere e a dare.

Questo scambio e confronto avviene anche con la realtà umana in cui la chiesa vive. Uno degli impegni principali della nostra diocesi è il lavoro per la giustizia, i diritti umani, il cambiamento delle strutture ingiuste e tutto ciò che porta alla nascita di una civiltà dell'amore.

Su questo fronte, cerchiamo di coinvolgere anche i dirigenti locali e nazionali, la società civile, gli aderenti ad altre religioni. Offriamo un servizio legale gratuito ai poveri che non possono permettersi la difesa di un avvocato. A Makeni abbiamo aperto anche una stazione radio, per portare maggiore sensibilità e consapevolezza tra la nostra gente.

Una chiesa che genera figli e figlie

Il mio sogno di vescovo è essere in mezzo a questo popolo come uno che serve e veder crescere la chiesa, famiglia di Dio, che genera nuovi figli e figlie e offre a tutti il Cristo, pane spezzato per la fame del mondo. La mia fiducia è nell'azione lenta e paziente di Dio. Il regno di Dio - dice san Marco - è simile a un campo dove un uomo sparge il seme. Passano i giorni e il seme spunta e cresce, e lui non sa come. Gradualmente la pianta raggiunge la maturità, finché il raccolto è pronto (cfr. Marco 4, 26-29).

Il seme è stato posto a dimora. Con la rugiada dello Spirito crescerà. Questa chiesa continuerà la propria crescita e un giorno sarà madre di una grande famiglia, con Cristo incarnato nel popolo africano, e tutti canteremo: "Sono nera, ma bella!".

Una piccola nota finale. Una delle scritte più comuni in Sierra Leone, anche sui mezzi pubblici, è questa: "Jesus is the answer - la risposta è Gesù". Qualcuno interpreta questa frase in modo spiritualistico. Per noi cattolici ha un significato molto concreto: la risposta è il Cristo incarnato nella nostra vicenda umana; che annuncia il Regno e lava i piedi ai discepoli; che dà il suo corpo e sangue per la vita di tutti; il Cristo morto e risorto, vincitore del male.

Veramente la risposta è Cristo. Cristo è il dono più bello che possiamo e dobbiamo dare all'Africa e all'umanità intera.



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