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Una bambina discendente dal beato Conforti

Gentile direttore, ti mando una notizia cara alla mia famiglia. Nel mese di maggio ricordo il Beato Guido Maria Conforti, mio antenato, che era particolarmente devoto alla Madonna. "Da lei - ripeteva - si ottiene tutto". La nonna materna, Jolanda Conforti, prima nipote del Beato, mi diceva che lo zio dava a tutti i suoi missionari in partenza per le vie del mondo l’immagine della Madonna della Strada, venerata nella chiesa del Gesù di Roma, perché il loro cammino e i loro cuori fossero guidati nel bene e difesi dal male. Anch’io porto sempre con me il santino della Madonna della Strada e la prego ogni giorno per ricevere tante grazie. Con riconoscenza.

  • Laura Manganelli Conforti, Roma

Ultime dal vescovo di Makeni, Sierra Leone

Le celebrazioni per il 40° dell’Indipendenza sono avvenute in modo semplice, ma molto dignitoso. C’è un senso di maggiore fiducia per una risoluzione pacifica del conflitto. I ribelli di Lunsar sono pronti a rilasciare centinaia di bambini alla Caritas diocesana. Sono segnali positivi. I nostri sacerdoti sono pronti a ritornare a Lunsar e a Makeni. La prova del nove sarà il disarmo, che fin’ora non è avvenuto.

  • Mons. Giorgio Biguzzi, Sierra Leone

Circa un articolo apparso su "Missionari Saveriani di aprile"

(Lunga lettera, qui ridotta per motivi di spazio) Sul numero di aprile ho letto la riflessione di p.Piero Gheddo e mi ha turbato. Aiutatemi a capire meglio. Leggo: "Molti chiedono: tutti vogliono la pace, la giustizia, la solidarietà tra i popoli e allora a cosa serve la fede in Gesù Cristo?". Siccome a me sembra che sono pochissimi quelli che vogliono la pace, la giustizia, la solidarietà tra i popoli, mi sembra che credere in Gesù Cristo serve per volere la pace seriamente e prendere l’impegno di costruirla. Mi sembra di toccare con mano che è praticamente impossibile volere seriamente la pace, la giustizia, la solidarietà tra i popoli senza la Parola di Dio, senza l’aiuto di Gesù Cristo, senza ragionamenti teologici e politico sociali. Su che cosa potrei costruire la fede "i fatti della missione", mettendo in disparte l’interessarsi alla vita reale dove si giocano i fatti della missione? A me sembra che la Parola di Dio come è nella Bibbia e come l’ha vissuta Gesù si rivolga non all’uomo in genere, ma all’uomo "in situazione", all’uomo che è in quella situazione in cui sta vivendo. Come potrei occuparmi di quell’uomo senza occuparmi seriamente della sua situazione? Se la stampa, i mezzi di informazione, i mass media si occupassero secondo lo spirito della Parola di Dio, di solidarietà, di ragionamenti politico economico-sociali noi potremmo arricchire la cultura nel mondo raccontando solo fiabe africane. Quando io, vecchio e malandato prete di parrocchia voglio tentare realmente di tenere i legami per me e per i cristiani tra la Parola di Dio, Eucarestia, Riconciliazione e la vita, se non avessi le riviste missionarie mi sentirei affogare, mi mancherebbe lo spazio per respirare. Io considero i missionari, le loro esperienze, i loro messaggi, le loro riflessioni uno dei più grandi documenti della Chiesa da prendere seriamente e attentamente. Mi rendo conto che siamo alla ricerca di una nuova evangelizzazione e non è subito fatto trovare il modo più giusto per farlo. È una ricerca sofferta e faticosa che durerà a lungo…

... Credo che nessuno abbia voglia di seguire delle mode, tanto meno i missionari e la loro voce. Queste voci (modeste e povere) non sono forse la voce e il grido dei poveri? Dico francamente se mi mancassero questi momenti di formazione per me e per la Comunità, mi troverei molto male perché questi aiuti fanno emergere anche le nostre responsabilità, la nostra qualità o non qualità della vita e della nostra fede. A me sembra che senza farsi carico delle situazioni e quindi dei problemi la Parola di Dio vola via. La stampa missionaria (riviste, libri, incontri) ci aiuta a camminare verso questa maturità nel mondo di oggi dove le sorti dell’uomo e della fede si vivono nel villaggio. Ma molti aspetti della loro vita si giocano e si decidono altrove. Concludo scusandomi nel modo forse superficiale nel trattare un grande tema, dicendo questo; ma vorrei essere aiutato a capire. Con i più cari saluti

  • Don Giuseppe M. - Verbania

Risponde p. Piero Gheddo

(Anche questa lettera ha dovuto essere ridotta) Ti ringrazio per aver ripreso il mio articolo, anche se – per motivi di spazio – è stato ridotto e quindi reso un po’ difficile da capire. Non importa: il messaggio c’è. Ti unisco la lettera che ho spedito a don Masseroni. Nel mio articolo intendevo parlare del giornalismo e dell’animazione missionaria in Italia, non dei missionari sul campo. Non rimprovero affatto, alla stampa missionaria e alle Campagne di opinione pubblica che fanno i Centri e gli Organismi missionari (debito estero, banca etica, protesta contro le dittature e ingiustizie, contro le guerre e le armi, ecc.) di occuparsi di questi temi: l’ho fatto anch’io per moltissimi anni; rimprovero di occuparsi solo o quasi solo di questi temi, dimenticando il fondamento di fede che deve avere anche il nostro parlare di pace e di giustizia. Che idea diamo del missionario e della missione? Si parla di "problemi" in modo astratto, schematico, secondo mode culturali e ideologiche, si dimenticano gli uomini e le donne che sono sul posto. Quindi anche i discorsi che facciamo sono troppo intellettuali, ideologici, passano sulla testa della gente, non toccano, non commuovono. Non sono affatto pessimista per natura; ma spesso mi chiedo, leggendo riviste e libri, o commenti su Convegni e Campagne "missionarie", dov’è finito l’appello per le vocazioni missionarie, la tematica in senso proprio, come risulta dalla Ad Gentes e dalla Redemptoris Missio. Ma abbiamo tutti fiducia nello Spirito. Ricordandoci nella preghiera.

  • p. Piero Gheddo, Roma


* Risponde Padre Ettore

La pietra lanciata da p.Gheddo nello stagno (per altro lindo e attivo) dell’animazione missionaria in Italia agita un problema serio e dibattuto. Le modeste pagine del nostro giornale non sono certo adatte a studi troppo eruditi, che del resto vengono approfonditi in riviste specializzate. Ma sono disponibili (le pagine) a ricevere brevi riflessioni dai nostri amati lettori. Resto in attesa di leggervi, mentre invio a tutti un cordiale saluto.

p. Ettore, sx.



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