Le tre Paure
È già iniziato un nuovo anno: il secondo del Terzo Millennio. Il tempo cammina veloce con il suo ritmo imperturbabile. Nessuno è capace di fermarlo. Meno male! A noi rimane l'ardua impresa di vivere bene ogni giorno che passa cercando di cogliere sempre il significato di tutto ciò che facciamo. Certo viviamo in momenti particolarmente difficili. La minaccia di una importa, che affliggono e mettono in difficoltà tanti Paesi di questo globo.
Nel contesto in cui viviamo mi pare che tre sono le cose (tra le tante) che ci possono provocare paura: l'indifferenza, l'intolleranza e la fretta. Oggi più di ieri, si può osservare che c'è una certa preoccupazione, una ricerca quasi generalizzata nel mettere degli "steccati" attorno a sé.
L'indifferenza nasce appunto da automastismi apparentemente insignificanti, partendo dalla disattenzione per i propri vicini, per poi arrivare alla noncuranza verso i lontani. Tutto ciò potrebbe avere come causa l'egoismo, il benessere, che ci fanno sentire realizzati, arrivati, autosufficienti, perciò non tenuti a badare alle istanze, alle interrogazioni, alle fatiche o ai suggerimenti che vengono dagli altri.
L'intolleranza si nutre invece di violenza e di intransigenza. Basta pensare agli arroccamenti nei confronti di tutto ciò che è diverso, di tutto ciò che non combacia perfettamente con i parametri di quella "normalità" inventata a tavolino dove si mira a mettere insieme un individuo nel quale tutto viene smussato, omologato
possibilmente reso calmo e rassegnato. Tutto il nostro difenderci, cercando di ingabbiare il diverso di turno, l'immigrato, l'omosessuale, il non cattolico e così via, cela soltanto una grande paura, accompagnata dalla non volontà di confronto, dal rifiuto di ogni contatto, dalla non accoglienza.
E poi c'è la fretta. Essa è diventata quasi un pilastro delle nostre giornate così piene, così affannate, alla ricerca di un efficientismo sempre maggiore. Nonostante non se ne abbia voglia si può cadere vittima di questa paura. In fondo è un processo alienante che crea nervosismo e tensione, che impedisce di assaporare i singoli momenti di ogni giornata, offuscando la gioia per le piccole cose. La frenesia ci deve preoccupare perché genera disamore, difficoltà nell'appassionarci, nel prendersi a cuore qualche cosa.
C'è il pericolo che dietro si annidi il vuoto. L'apatia, la noia e l'aridità rappresentano, di solito, l'altra faccia della fretta agitata, del tempo scandito continuamente e con insistenza da ritmi, orari e tabelle di marcia.
Ma non mancano le speranze che ci devono accompagnare durante l'anno, anzi durante tutta la vita che abbiamo da vivere. Dobbiamo farci attenti per cogliere le bellezze di un mondo che diverrà sempre più un collage colorato di popoli, culture, costumi e religioni.
Tutto questo, anche se non privo di difficoltà, è senza dubbio fonte di ricchezza. Dobbiamo, allora, sperare e pregare per un domani più aperto, più rispettoso e più attento, dove ci sia più spazio per la fantasia e per coltivare legami autentici e cordiali con le persone. Ci sarà insomma un domani, che fin da oggi però dobbiamo costruire, fondato su ciò che davvero fa di noi delle creature speciali: la nostra umanità arricchita della presenza continua dello Spirito di Cristo.
La dimensione missionaria del nostro battesimo, la nostra appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa, ci aiutano in questa stupenda, irrepetibile ma anche faticosa impresa. Tocca a noi fare la nostra parte. Piccola, spesso con sapore di inutilità, ma agli occhi di Dio sempre significativa e con una portata salvifica, perché collaboriamo per la costruzione del Regno di Dio. Il coltivare l'apertura verso il mondo, il vivere con l'anelito di voler amare tutto per fare del mondo una sola famiglia è ciò che deve stare più a cuore.
Questo nuovo anno appena iniziato è il tempo favorevole per vivere con significato la nostra vita cristiana.








