Le cose da un altro punto di vista
Come hai conosciuto i saveriani? Di cosa ti occupi? Qual era la tua professione? Con chi hai stretto un legame? Cosa ti dà questo servizio? I volontari che in questo mese ha risposto alle nostre domande sono i coniugi Giusi ed Angelo Martina. È l’ultima intervista di questa carrellata. Ma sappiamo che i volontari che hanno lavorato e collaborano con i saveriani di Brescia sono anche di più. Chi per ritrosia, chi per timidezza, chi per ‘non voler apparire’, qualcuno preferisce restare… nell’ombra. Cercheremo di portarli alla luce, per rivelare un contributo prezioso e spesso indispensabile.
Giusi e Angelo sono genitori, ma anche una famiglia affidataria. Da oltre vent’anni con loro c’è Paolo, che ha frequentato per tanti anni i chiostri di S. Cristo. Una vera mascotte per i saveriani di Brescia, anche ora che è un adulto.
Giusi - Ho conosciuto p. Marcello Storgato nel 1999 al famoso “Premio Bulloni”. Lui lo riceveva per l’attività dell’associazione Mine Action, che lottava contro l’uso delle devastanti mine antiuomo. Mi ha parlato della mostra sugli indios Kayapò, allestita a San Cristo. Mi aveva chiesto se i nostri figli fossero disponibili a partecipare alla mostra come volontari/guide, ma entrambi studiavano all’università. Così, salivo io tutti i pomeriggi con Paolo, che allora era piccolo (io sono casalinga e ho fatto sempre la mamma). Ho conosciuto tutti i saveriani della comunità di allora e Guido Zoni, fratello di p. Pierino, sempre presente con sua moglie. Da lì, ho proseguito con le altre mostre, dedicandomi soprattutto all’accoglienza. Ma della mostra sui Kayapò ho un ricordo particolare e bellissimo.
Angelo - In quel periodo lavoravo ancora (impiegato all’Iveco), per cui il mio servizio qui è iniziato dopo. Davo una mano in portineria. Lo Csam era al completo con la Libreria dei popoli e c’era un bel via vai. Il servizio in portineria, quando era scoperta, risultava utile.
Giusi - P. Gianni Zampini, direttore della Libreria, è stato prezioso per Paolo. Si sono affezionati a vicenda. Paolo veniva in magazzino e con Giovanni faceva i pacchi, sistemava i libri. Paolo chiamava p. Gianni il ‘santo padre’ e per lui venire qui era una gioia, una festa. Lo cita spesso anche ora e siamo sempre in contatto. In questo modo, abbiamo conosciuto l’ambiente e gli altri padri. Ci siamo legati anche a p. Mario Menin, quando è arrivato, col quale abbiamo collaborato per i Convegni di “Missione Oggi”, in particolare per l’aspetto culinario.
Angelo - Queste opportunità di collaborazione e volontariato sono positive da una parte e negative dall’altra. Da un lato ti allargano gli orizzonti, ma quando poi ti scontri con la realtà in cui vivi, non ti va più bene nulla di ciò che vedi. Perché guardi le situazioni sotto altri punti di vista che poi fai fatica a riportare nella quotidianità.







