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Le caramelle che corrono /1: Per i più piccoli, ma non solo…

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Per il 2010 ho pensato di pubblicare a puntate alcuni racconti destinati ai bambini delle elementari. Gli episodi presentano curiosità africane, ma anche esempi e aspetti formativi per la vita dei ragazzi. Mantengo così una promessa fatta ad alcuni nipoti e pronipoti, che insistentemente mi hanno pregato di scrivere ciò che avevo raccontato a voce. Sono storie vissute personalmente in Africa.

Nella descrizione dei fatti raccontati ci sono tanti particolari che servono per trasmettere a chi le legge la sensazione di trovarsi nello stesso luogo, ad osservare "in diretta" usi e costumi di vita africana.

Buon safari (che in lingua swahili significa "viaggio")!

Cominciamo con una domanda: "Esistono davvero le caramelle che corrono?". In Congo, nella regione del Kivu, presso i warega, nel piccolo villaggio di Kalembe completamente attorniato da una splendida foresta, un testimone ci garantisce di avere assistito alla cattura di una... caramella che corre. C'è da crederci?

Il bananeto come supermercato

Da noi capita a tutti di vedere diverse mamme che fanno la spesa al supermercato con un bambino in braccio. Queste mamme sono particolarmente divertenti quando si fermano davanti a uno scafale per scegliere un biscotto o una caramella da offrire al loro bambino.

In Africa, le mamme che abitano nella foresta escono dalle loro capanne con il più piccino legato alla schiena, un secchio in testa, e spesso anche con due o tre bambini che le seguono a piedi. Mamme e bambini, percorrendo il sentiero che le conducono al fiume ad attingere l'acqua, non vedono lungo il percorso supermarket o negozi con gli scaffali di dolci, ma solamente grandi alberi, oppure il lungo tunnel formato dal verde del bananeto, con le pareti piene di grandi foglie.

Le mamme africane, quindi, non hanno l'opportunità di trovare a portata di mano, le nostre classiche caramelle da offrire ai figli. Ma anche i loro bambini, come quelli di tutto il mondo, sono desiderosi di ricevere dalle loro mamme qualche bocconcino saporito da mettere in bocca, quando vanno a fare la spesa al mercato.

Non c'è da meravigliarsi!

Come si può far felici i bambini in luoghi dove non esistono gli scafali forniti di ogni ben di Dio, caramelle comprese? Bisogna dire che, con il buon senso e con un balzo di fantasia, le mamme africane hanno trovato il sistema di risolvere bene il problema delle caramelle, sostituendole con i prodotti provenienti dalla loro terra.

Infatti, al posto della caramella offrono una banana, dei grani di arachidi, oppure qualche cavalletta arrostita al fuoco o un pesciolino seccato al sole. Ma in mancanza di questi bocconcini secchi, le mamme si servono anche di insetti ancora vivi, poiché nella tradizione kilega c'è molta familiarità con la natura animale. Eccetto i "rospi", che sono gli unici animali protetti dalla legge ancestrale kilega, tutto ciò che si muove sul terreno, quindi anche gli insetti, è considerato alimento comune valido per essere consumato. Pertanto, mangiare un pesciolino vivo appena pescato o le larve di favo di api, non fa meraviglia a nessuno.

Ecco perché, al villaggio di Kalembe, alcune qualità di insetti sono mangiati con la stessa semplicità con cui anche da noi in Italia vediamo mangiare le cozze appena pescate, o allo stesso modo con cui vediamo persone interessate a gustarsi i vermicelli saltellanti, fuorusciti dal formaggio fermentato. 

Provate a chiederlo agli amici sardi, quant'è buono e ricercato quel rarissimo pecorino... ambulante!



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