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La via dell’incontro e del dialogo

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Si è tenuta in anticipo di un paio di giorni l’incontro di Spiritualità sacerdotale in occasione della Festa di San Francesco Saverio (3 dicembre), patrono dei Missionari Saveriani. Erano presenti una ventina di amici presbiteri. Ad animare la mattinata di riflessione è stato chiamato p. Gianni Brentegani, redattore ed editorialista del nostro giornale. Ha affrontato un tema affascinante e complesso: “L’Incarnazione, missione di Dio che vuole dialogare con l’umanità”. Presentiamo alcuni spunti del suo intervento, utili anche per il nostro bagaglio di fede. 

Nell’omelia del quarto centenario della canonizzazione del Saverio (12 marzo 2022) papa Francesco ha detto: “Noi siamo chiamati a uscire per andare proprio lì, ai confini tra terra e cielo, lì dove l’uomo affronta Dio con fatica; a condividere la sua ricerca scomoda e il suo dubbio religioso. Lì dobbiamo essere e per farlo occorre uscire e salire. Mentre il nemico della natura umana vuole convincerci a tornare sempre sugli stessi passi, quelli della ripetitività sterile, della comodità, del già visto, lo Spirito suggerisce aperture, dà pace senza lasciare mai in pace, invia i discepoli agli estremi confini. Pensiamo a Francesco Saverio”. Campione di apertura, coraggio e fiducia, il Saverio ci aiuta ad andare verso gli altri con cuore sereno perché pieno dell’amore del Signore.

Osservando con gli occhi del Saverio, i vari aspetti della situazione storica che stiamo attraversando colpisce la grave mancanza di dialogo e la difficoltà dell’incontro. La più evidente è quella della guerra in Ucraina. Il grido di pace “viene spesso zittito, oltre che dalla retorica bellica, anche dall’indifferenza, dall’odio che cresce mentre ci si combatte, dalla mancanza di volontà di dialogo”, ci dice il Papa. Se guardiamo poi alla crisi climatica, si nota la mancanza di dialogo tra la ricerca scientifica e l’applicazione politica troppo ripiegata sull’obiettivo a corto termine, priva di quel coraggio per piani d’intervento nel medio e lungo termine. L’ultima Cop27 in Egitto ne è un esempio. La crisi migratoria è usata dalla propaganda politica come minaccia identitaria, suscitando paure e timori in una popolazione che pensa di essere derubata della sua patria.
Ed altre situazioni ci sarebbero ancora, dove le verità nascoste, i dati obiettivi non divulgati, le notizie tendenziose, la mancanza di prospettiva nei confronti della popolazione mondiale si trasformano in crisi sociali, proprio perché manca la dimensione del dialogo.

Noi che viviamo della nostra fede nel Dio fatto carne soffriamo terribilmente davanti a queste logiche distruttive. Papa Francesco diceva nel suo messaggio Urbi et Orbi del Natale 2021: “Il Verbo si è fatto carne per dialogare con noi. Dio non vuole fare un monologo, ma un dialogo. Venendo al mondo, Dio ci ha mostrato la via dell’incontro e del dialogo”. E questa è una delle vie missionarie applicabili ovunque. È uno stato d’animo, una spiritualità, un modo di vivere, uno stile. Quando cerchiamo di assimilare questo stile, che è lo stile di Dio, sentiamo un disagio proprio perché gli influssi, le interferenze, le pressioni, le convinzioni, i criteri della mondanità, che fanno appello alla forza, al denaro, al prestigio, alla visibilità, ci fanno percepire un certo sfasamento. Il mistero dell’Incarnazione, infatti, si presenta come un paradosso la cui natura è la fragilità, la piccolezza, la debolezza e il primo sentimento è quasi di rifiuto.

P. Gianni ha poi analizzato l’Incarnazione nelle Sacre Scritture, nel pensiero dei Padri della Chiesa e nella riflessione dei Papi (Benedetto XVI, San Paolo VI e Papa Francesco) attraverso i loro Documenti Ufficiali.
Dopo una visita alla mostra dei presepi, aperta fino al 29 gennaio (invitiamo chi non l’avesse fatto a salire a San Cristo per ammirare questo bell’allestimento), la giornata si è conclusa con un pranzo fraterno preparato da Monica con Silvia, preziose collaboratrici della comunità saveriana di Brescia. Grazie a loro e a tutti i partecipanti!



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