La Verità: Cuore, famiglia, società
Mons. Bregantini, vescovo di Campobasso - Bojano, è presidente della commissione episcopale per i problemi sociali e lavoro, giustizia e pace. Ha parlato alla Tavola rotonda nella chiesa di S. Domenico, ad Ancona.
Se nel cuore nostro non coltiviamo sentimenti di pace, di rispetto e di dialogo, ecco che nasce la strage, l'eliminazione dell'altro, la morte. Il messaggio della pace non è rivolto a teorie astratte o a problemi lontani da noi, ma è da attuare nella vita quotidiana per i giovani, per le famiglie e per i nostri cuori.
Possiamo cogliere tre messaggi attorno a tre parole: cuore, famiglia, società. C'è infatti un nesso diretto tra la libertà religiosa e quella del cuore; tra la libertà del cuore e quella della famiglia; tra la libertà della famiglia e la libertà della società. Cuore, famiglia, società: sono i tre spazi in cui la libertà religiosa germoglia, cresce e matura. Perché tutta la società si avvii verso un autentico "sviluppo umano"!
Il cuore e il gusto del cielo
Il messaggio parte dal cuore, perché ci si accorge che la libertà religiosa è il cuore di tutte le libertà; perché è proprio il cuore che ha bisogno di libertà per arrivare alla verità. "Se la libertà religiosa è negata, si offende Dio, ma si offende anche la dignità dell'uomo, si mette in pericolo la pace e si impedisce l'autentica solidarietà".
La libertà religiosa è un mezzo o il fine? Il fine è la verità. La verità è come il fiore, e la libertà è come il sole. La libertà è la condizione per cui il fiore-verità, riscaldato dal calore del sole, possa fiorire. Senza il calore del sole-libertà, il fiore appassisce. Verità e libertà sono per la dignità dell'uomo, per la giustizia sociale. Se il cuore di un giovane non cerca la verità nella libertà, appassisce proprio come un fiore senza la luce, senza il sole.
Abbiamo bisogno di cielo. Tradurrei proprio così la verità: "cielo". Un poeta scrisse: "La terra senza il cielo resta fango, ma la terra con il cielo si fa giardino". Per questo noi siamo nati: partiamo dal fango, ma siamo orientati al cielo. E ciò che ci unisce è la ricerca della verità nella libertà, che ci permette di incontrare il cielo.
E così nasce una parola bellissima: "stupore", così bene espressa nel salmo 8. Lo stupore è la fonte del mistero, perché solo il mistero mi incanta e rende bella tutta la mia vita. Togliete lo stupore, e nel cuore del giovane nascerà la noia, il grande male del nostro tempo. Questa è la grande sfida che abbiamo davanti a noi: dare al cuore dei ragazzi e dei giovani il gusto del cielo, la bellezza dello stupore, il senso del proprio mistero, la pienezza di una vita compiuta.
Don Milani diceva: "Sfottere crudelmente non chi cammina in basso, ma chi mira in basso!": sfottere, cioè, chi si rassegna alle mezze misure, alle cose scontate, chi non sa volare. Lancia il cuore dei giovani ad essere forte. Senza mistero il vuoto, la noia, l'omologazione, la droga entreranno nei loro cuori. La libertà religiosa fonda la libertà morale. La libertà morale è la capacità di mettere in ordine le proprie scelte secondo verità, così che possano essere sviluppati in pieno i talenti che Dio dà a ciascuno.
La famiglia, laboratorio di libertà
Dalle considerazioni precedenti, arriviamo quasi naturalmente al secondo ambito della nostra riflessione: la famiglia.Dopo aver posto il fondamento della libertà religiosa nel cuore che cerca la verità, la famiglia è il contesto naturale di maturazione di questa ricerca. La famiglia, infatti, è il luogo in cui la persona e il cuore di ognuno di noi scopre le relazioni. È una scuola, un laboratorio naturale dove si costruiscono relazioni positive e armoniose.
Perciò la famiglia è chiamata a farsi educatrice al valore della libertà religiosa, come segno di grande apertura alla speranza e alla vita. I genitori, infatti, sono i primi educatori alla libertà religiosa. Anzi, ne sono i primi testimoni, visibili e fedeli.
In questo contesto, ritengo che siano preziose le "famiglie miste", dove i genitori provengono da due culture religiose diverse, se ben articolate e rispettose. Per tutte, porto l'esempio della mamma di don Lorenzo Milani, che era ebrea e restò sempre ebrea. Ma conservando grande rispetto per il figlio Lorenzo; un rispetto ricambiato dal figlio per la madre.
Anzi, è proprio la mamma che lo ha fatto tanto maturare come prete, fino a scegliere di stare "vicino ai lontani". Se don Lorenzo è stato così, dobbiamo ringraziare sua madre, vera maestra nella famiglia. E ringraziamo tutte le mamme che praticano religioni diverse e sanno insegnare ai figli il rispetto della libertà religiosa. Perché il punto importante è proprio educarci alla diversità, in modo che la diversità diventi capacità di incontrare l'altro.
La società
Ha scritto il Papa: "La libertà religiosa è la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti umani". Perciò egli auspica il dialogo. Allora, quanto è preziosa una classe multi etnica, con studenti di religioni diverse! L'insegnante sappia valorizzare queste presenze, educhi i ragazzi a crescere con un'apertura grande, favorisca il rispetto della fede altrui.
Il Papa ci ha chiesto anche di non eliminare i segni religiosi, per paura. Relativizzare il nostro segno religioso per non offendere gli altri, è un grave errore. Guai se noi pensiamo di eliminare o ridurre i segni religiosi autentici, dove nessuno dice chi è, o cosa non è. Invece, il segno positivo che vorremmo è quello che si trova proprio nelle bandiere della pace: l'arcobaleno è la risposta.
Ogni colore va accentuato; ogni colore non ha paura dell'altro; tutti si valorizzano a vicenda e tutti insieme danno un nuovo colore: il bianco. Ogni colore deve essere presente e accentuato, senza paura e senza vergogna. Tutti insieme formeranno un nuovo colore: l'armonia dell'insieme, l'armonia delle differenze.
Il Papa ci mette in guardia e lancia un monito: non ripetiamo gli errori di secoli di guerre di religione.
No alle differenze che ci rendono ostili; sì all'incontro dei colori che formano il nuovo colore dell'armonia.








