La spiritualità di Mario Padovan, Dal racconto di sr. Emmanuela
Suor Emmanuela, primogenita di Mario Padovan e Teresa Miotto, prima di diventare religiosa si chiamava Bertilla. Il papà le aveva dato quel nome per riconoscenza a questa santa suora, nostra contemporanea, di cui aveva sentito tanto parlare. Per la mamma c’erano state difficoltà nel parto, in quel luglio del 1938.
All’età di ventitre anni, la figlia Bertilla, aveva deciso di diventare suora. È stato un sacrificio lasciarla partire, ma anche una gioia per papà Mario, uomo di grande fede. Anzi, l’aveva accompagnata lui stesso a Bassano per fare il noviziato tra le suore di Maria Bambina. Qui gli avevano chiesto di firmare l’impegno a riaccettarla in famiglia, qualora la figlia non avesse voluto continuare nella scelta. Mario si era meravigliato: “Che domanda stupida!”, era stato il suo commento. “Chi l’ha donata con il cuore non può che riaccoglierla con il cuore”.
Un bel mazzo di rose
Quel giorno aveva voluto acquistare un mazzo di rose da mettere in mano alla figlia. Era il segno di un’offerta profumata per la sua volontà di dedicarsi a Dio e al prossimo. Con lei aveva mantenuto frequenti contatti epistolari per tutta la vita, soprattutto quando suor Emmanuela era mandata a lavorare in città lontane da casa come Bergamo, Brescia e Trieste.
Negli ultimi giorni, quando lo visitavano in ospedale, aveva chiesto a tutti perdono. Ma aveva espresso anche un ringraziamento a Dio e ai suoi: “Ho avuto una famiglia sana. Per questo sono arrivato ai miei novant’anni! Le perle non si possono gettare via”. Le lacrime scendono sul volto di suor Emmanuela mentre ci racconta la storia del papà...
Nel presentarci la sua famiglia, suor Emmanuela ci ha parlato anche di mamma Teresa. “È una donna silenziosa, di preghiera. Conosce a memoria i salmi. Adesso non riesce più a leggere, ma ripete a memoria interi brani di vangelo. Vive con il vangelo; lo racconta quando parla con noi”.
Ringraziamo il Signore
La visita a casa Padovan è stato come tuffarsi in un’atmosfera carica di spiritualità cristiana. Non era semplice cortesia nei nostri confronti quella dell’anziana signora Teresa, della figlia Bruna, delle nuore Reginetta e Rita, della nipote Miriam. Era la gioia di ricordare la grande figura carismatica di Mario e il suo attaccamento alle missioni dei saveriani. I figli e nipoti maschi, dal tono della voce al telefono, ci hanno comunicato la stessa amichevole simpatia.
Tutto questo era dietro e dentro a quel bollettino di conto corrente, che arrivava a noi quattro volte l’anno. Come il signor Mario, tante altre persone pensano ai missionari come ai servitori del regno di Dio e dell’umanità.
Per questo, ringraziamo il Signore. E grazie a tutti voi, per la stima e l’affetto con cui ci accompagnate nella missione.








