La speranza di un missionario, P. Renato Gotti
Padre Renato Gotti, saveriano bergamasco, è spirato il 5 novembre a Parma, dopo 35 anni di vita missionaria in Brasile e due anni di sofferenza affrontata con fede in Dio Trinità. La speranza della gloria e il desiderio di unirsi al Signore, si manifestavano ripetutamente. Questi pensieri generavano in lui un gaudio interiore, che spesso era avvertito da chi gli stava vicino.
La sera del 10 settembre, dopo aver ricevuto l'unzione degli infermi, con i confratelli che avevano partecipato alla Messa attorno al suo letto, con voce debole ma chiara p. Renato ha detto queste parole: "Ringrazio il Signore che mi ha sempre amato. Confido nel suo amore, che non ha misura e non ha termine. Non confido nelle mie povere opere.
Chiedo perdono di ogni offesa recata ad altri e perdono ogni offesa ricevuta. Mi getto nelle mani della Vergine Santa, mia e nostra Madre di misericordia".
Dopo una breve pausa, riprese: "Come mi ha amato il Signore! Come è stata bella la vita che Egli mi ha donato! Spero di entrare nella sua presenza, spero di incontrarlo. Credo in Lui. Rinnovo la mia fede!". Si rivolse poi ai confratelli presenti, chiedendo di pregare per lui e con lui. Ormai era entrato nella visione della patria celeste che lo attendeva. Parlava con entusiasmo della nostra bella fede e dell'amore del Padre.
Termino con un ultimo pensiero di padre Renato: "Quanto più mi addentro nella vita, tanto meglio vedo con chiarezza la grande grazia che Gesù mi ha fatto, specialmente con l'invitarmi a mettere tutta la mia vita a completa disposizione del vangelo. Tutto questo non è un sogno: è ciò che costituisce la realtà della mia vita, di tutta la mia vita.
Ecco perché sento il bisogno di lodare il Signore e di ringraziarlo. Sì, anche se è vero che c'è tanto bisogno di chiedere perdono... Ma a questo ci pensa lui".








