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L'anno 2012 è da poco trascorso. Passeggiando, l'aria frizzantina s'insinua nelle fitte maglie del mio inseparabile cappello di pile. Strada facendo, avverto ancora l'odore acre dei botti sparati nella notte del 31 dicembre. Tanti hanno festeggiato fino a mattino inoltrato, nonostante la crisi che ci attanaglia, augurandosi a vicenda prosperità, salute e pace.

 Ed è proprio da questo auspicio che la mia mente si sofferma per riflettere: quanti uomini di buona volontà in mezzo a tanto frastuono si siano ricordati dei poveri e delle persone sole, o che dormono in ritrovi di fortuna. Nella bibbia c'è scritto che "vi è più gioia nel dare che nel ricevere" (Atti 20, 35). Ed è proprio vero!  Molti vivono in continuazione queste belle esperienze! Per un piccolo gesto di altruismo si riceve un oceano di bene nel proprio cuore.

 Grazie a Dio, ci sono tanti volontari efficienti, che trascorrono insieme ai più poveri alcune ore, portando non solo un pasto caldo e qualche coperta, ma anche una parola di affetto e di fraterna compagnia. Eppure nei loro gesti non c'è ostentazione anzi, preferiscono agire senza spettatori. Sono di poche parole, e quando devono parlare cercano di costruire qualcosa che edifica l'anima. Non parlano spesso di Gesù, perché è già chiaro nel loro portamento. È la logica del vangelo: sono i samaritani autentici di cui parla Gesù.

Credo che gli auguri di pace che tutti noi ci scambiamo, dovrebbero avere la stessa connotazione, come quella che gli apostoli impartivano nelle case per annunciare la buona Novella. E non si trattava di magia, ma di fede autentica, consapevole e capace di donare anche la propria vita per essa.

La parola "pace" è insita nel cuore di tutti gli uomini. L'importante è avere la capacità di farla emergere e poi donarla agli altri. Proviamo, per esempio, a porgere la mano a coloro che in passato ci hanno fatto un torto, e magari credono anche di essere dalla parte della ragione.

Ma per far sì che ciò avvenga, occorre avere un cuore incline al bene e all'altruismo, e credere che in ogni momento della vita si costruisce la propria eternità. Con queste premesse ci saranno molte probabilità che il nostro invito alla riconciliazione possa far nascere quei sentimenti necessari per far albergare nel cuore di ogni uomo la vera pace. Quella dei vangeli, per intenderci!



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