La Pace bisogna volerla!
La nascita di Gesù fu salutata dal canto degli angeli: “Gloria a Dio e pace in terra agli uomini che Egli ama”. Il primo saluto di Gesù agli apostoli dopo la Risurrezione è stato: “Pace a voi”. La riconciliazione dell’umanità con Dio è sancita nell’incarnazione e nel sangue di Cristo. Ogni battezzato è chiamato ad essere un agente di speranza e un angelo che annuncia la pace di Cristo al mondo, che promuove la riconciliazione con Dio, tra gli uomini e le donne, nel rispetto del creato.
Da oltre un secolo, i pontefici, iniziando da Benedetto XV che ha stigmatizzato l’inutile strage della Prima Guerra Mondiale, Giovanni XXIII con la Pacem in Terris, Paolo VI che ha voluto la Giornata mondiale per la pace, Francesco coi suoi gesti profetici, hanno profuso energie e fatto appello ai governanti e a tutti i popoli perché si scopra la fratellanza umana e siano garantite a tutti giustizia e pace.
In tante parti del mondo ci sono dimostrazioni e marce per la pace. Eppure, siamo nel mezzo di una terza guerra mondiale a pezzi (papa Francesco).
Ogni giorno, ci sono stragi in atto, attacchi terroristici, e vere e proprie guerre. Basta dare uno sguardo al globo terrestre per rendersi conto che una lunga striscia di sangue colora la terra: Africa, Medio Oriente, Ucraina, India, Filippine, Venezuela, Brasile, Messico… narcotraffico, traffico di esseri umani, morti in mare e tanto altro. Durante la guerra, crescono la produzione e il traffico di armi. Domandiamoci: chi produce e vende armi? Chi ha interesse a mettere le mani sulle materie prime e le ricchezze dei paesi poveri?
In Europa, si parla di pace e si poi vendono armi ai belligeranti. Anche armi italiane. Si parla di diritti umani e si fanno affari con gli oppressori dei loro popoli. Nelle guerre, a soffrire e a morire sono prima di tutti i civili, uomini e donne, i bambini-soldato, anziani e disabili. Quando fischiano i proiettili qualcuno muore e qualcuno si arricchisce. Ci sono uomini e donne con le mani sporche di sangue che governano le nazioni.
Per dare un senso alle nostre marce, bisogna ascoltare e mettere in pratica quello che ci dice il Papa. Chiede dialogo, solidarietà, fraternità. Bisogna disarmare il cuore, perché la guerra inizia nel cuore dell’uomo. Bisogna conoscere il disagio e la sofferenza dell’altro. Il diritto alla vita, alla dignità, al cibo, alla sicurezza, alla patria è il diritto di tutti e non solo dei Paesi forti.
La pace è possibile. Basta volerla. Nella nostra società ci sono ancora situazioni di esclusione, di pregiudizio, di razzismo e, Dio non voglia, di odio. Che cosa dobbiamo fare? Contrastare dichiarazioni e comportamenti razzisti; garantire giustizia e riconoscimento dei diritti di tutti; promuovere il diritto a una patria e alla nazionalità ai figli degli immigrati o cresciuti in mezzo noi; offrire un’informazione alternativa alle informazioni manipolate, alle mezze verità e alle vere menzogne; garantire l’accesso ai servizi sociali, educando anche ai doveri di una convivenza pacifica; rimettere la persona al centro della legislazioni e dei rapporti umani; avviarsi verso una conversione ecologia che almeno diminuisca “lo sfruttamento abusivo delle risorse naturali” (Francesco).
Di fronte a ostacoli e prove, papa Francesco invita tutti ad intraprendere un percorso di dialogo e di speranza. Il cristiano non perde la speranza. I fallimenti del passato non devono determinare il nostro futuro. Chi lavora per la giustizia, la pace, la solidarietà ha già sconfitto la notte. Continuiamo a sognare e ad immaginare gli alberi che cresceranno dai semi che abbiamo piantato. La pace è possibile se tutti la vogliamo e siamo disposti a rinunciare ai privilegi che causano lo sfruttamento dell’altro.
Ho visto gli orrori della guerra da bambino e da adulto. Tutte le guerre sono brutte, sporche e criminali. Nessuna guerra può essere chiamata giusta e tantomeno santa. Solo la pace è santa. Solo la giustizia è santa. Solo il perdono è santo. Solo Dio è santo.







