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La missione con i laici

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Sono i miei occhi, le mie mani...

Padre Mario Tirloni, saveriano di Torre Boldone, ha trascorso qualche mese di riposo ad Alzano. Abbiamo ascoltato esperienze, fatti e racconti interessanti della sua lunga esperienza di missionario. È già tornato in Brasile, ma ha lasciato questa testimonianza per i lettori di “Missionari Saveriani”.

Maria do Carmo è una signora brasiliana che una volta al mese viene alla missione a prendere le “ceste basiche” - un insieme di alimenti come fagioli, pasta, riso, sale e zucchero - per portarle, insieme ai suoi tre piccoli bambini, alle famiglie più povere del paese. Maria è un “ministro” straordinario dell’Eucaristia: porta la comunione agli ammalati e si ferma a lungo nelle famiglie per ascoltare, consolare, sostenere e istruire.

È stimata da tutti per la sua dedizione sociale. È anche una brava insegnante sia nella scuola sia nella comunità cristiana. Insegna catechismo al gruppo degli adolescenti e tutti i ragazzi sono molto affezionati a lei e la seguono volentieri, perché capiscono che hanno molto da imparare da una persona che vuole loro tanto bene.

Impegno e povertà

Nella missione di Timburi, a trecento chilometri a est di San Paolo, sono tante le persone impegnate come Maria do Carmo. Per noi missionari è una grande consolazione vedere all’opera tanti collaboratori e collaboratrici, animati dallo stesso spirito missionario. È una grande gioia vedere come tanti laici si buttino corpo e anima nel loro impegno per aiutare gli altri. Lo Spirito Santo anima la piccola comunità cristiana di Timburi in questo modo. Non ci fa mancare neppure le vocazioni e la carità gioiosa è il fiore all’occhiello di questi ferventi cristiani.

I laici sono fondamentali nel lavoro di evangelizzazione. Come missionario, mi preoccupo di visitare costantemente le famiglie sul territorio e di essere loro vicino con solidarietà. Cerco di portare le parole del vangelo mediante la testimonianza della carità e della fede, nelle varie situazioni concrete delle famiglie e dei piccoli paesi.

Molto spesso la gente è costretta a vivere in situazioni difficili: il lavoro è precario, i beni essenziali scarseggiano e le relazioni umane diventano instabili. La povertà, in ogni senso, esiste e si fa sentire.

Da solo farei ben poco

Il territorio della missione di Timburi è molto vasto e le famiglie sono sparse in piccoli centri o isolate in mezzo alla campagna. La gente segue il lavoro dove lo trova: presso le “fazendas”, le grandi piantagioni di caffè dei latifondisti oppure nelle piccole proprietà agricole o negli allevamenti di bestiame.

Le distanze sono notevoli e la grande mobilità e povertà della gente sono motivo di preoccupazione per la sicurezza delle persone, per l’educazione scolastica dei figli, per la vita sociale e morale delle famiglie.

Sono contento di lavorare in questo ambiente umano, perché vedo che la mia missio-ne di testimone della carità porta frutto e aiuta veramente le persone e la vita sociale. La mia grande fortuna sono i laici impegnati che portano avanti il lavoro con me.

Loro sono i miei occhi, le mie mani, i miei piedi e molto spesso anche la mia bocca. Da solo potrei fare ben poco, ma con questi aiutanti speciali la mia azione viene moltiplicata mille volte.

Grazie a Dio e a voi

Ringrazio Dio che non ci fa mancare il suo aiuto e in questo modo possiamo dare il nostro contributo perché il suo regno cresca anche a Timburi. Desidero dare un saluto e un ringraziamento particolare anche ai sacerdoti e alla gente di Torre Boldone, che ci sostengono con la loro solidarietà e amicizia.



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