La mia fede missionaria, Alcune convinzioni per vivere la missione
Certamente la missione nasce dall'iniziativa di Dio. È lui che chiama e invia. Ma nell'esperienza di chi è chiamato, la missione inizia con una risposta di amore. "L'anima di tutta l'attività missionaria è l'amore che è e resta il movente della missione », ci ricorda l'enciclica Redemptoris missio (n. 60). Anche la chiamata stessa da parte del Signore è un atto di amore: Gesù "fissatolo lo amò" (Mc.10,21).
Risposta all'amore di Dio
Benedetto XVI, nel suo ultimo messaggio per la quaresima, afferma che la fede è risposta all'amore di Dio: "Siccome Dio ci ha amati per primo, l'amore adesso non è più solo un comandamento, ma è la risposta al dono dell'amore, con il quale Dio ci viene incontro...".
E dalla risposta d'amore nasce la missione. Il cristiano è conquistato dall'amore di Cristo e perciò, mosso da questo amore, è aperto in modo profondo e concreto all'amore del prossimo.Tale atteggiamento nasce anzitutto dalla coscienza di essere amati, perdonati, addirittura serviti dal Signore, che si china a lavare i piedi degli apostoli e offre se stesso sulla croce per attirare l'umanità all'amore di Dio.
"L'esistenza cristiana - continua Benedetto XVI nel suo messaggio - consiste in un continuo salire il monte dell'incontro con Dio per poi ridiscendere, portando l'amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio. Non vi è azione più benefica, e quindi caritatevole, verso il prossimo che spezzare il pane della parola, renderlo partecipe della buona notizia del vangelo... L'evangelizzazione è la massima opera di carità".
L'efficacia della missione
Penso che per tutti noi la scelta della missione abbia preso inizio da un'esperienza di amore di Dio. Ed è questa esperienza che ci ha sostenuti in tutti gli anni della nostra vita missionaria. Anche se non sempre con la stessa carica.
Dobbiamo riconoscere, infatti, che se ci sono stati dei periodi di stanchezza o di debolezza della nostra vita missionaria, questi coincidevano a periodi di "rallentamento spirituale" (una volta si chiamava "tiepidezza"). Questo accade quando non si dà il suo posto alla grazia e si fonda il nostro vivere e il nostro agire su noi stessi e sulle nostre forze, piuttosto che sul primato della grazia e dell'azione di Dio.
Certamente la nostra missione e il nostro annuncio sono efficaci nella misura in cui partono da un cuore innamorato di Dio e del vangelo. La gente percepisce la profondità (o la leggerezza) della nostra unione con il Signore. "Non si può testimoniare Cristo senza riflettere la sua immagine, la quale è resa viva in noi dalla grazia e dall'opera dello Spirito" (Red. Missio, 87). Il card. Kasper ha pubblicato un libro dal titolo molto originale: "Chi prega non trema". La preghiera rende efficace la nostra missione.
Un volto gioioso
Il nostro amore per il Signore è reso più visibile dalla gioia che emana dal nostro modo di essere e di relazionarci. È la presenza del Signore - una presenza accolta, avvertita, amata - che ci rende persone serene, che trasmettono pace e fiducia nella vita. La gente che ci incontra si chiede: "da dove gli viene questa marcia in più?".
Certamente la gioia che è in noi, anche nei momenti della prova, è possibile quando ci sentiamo amati: amati senza misura e nella totale gratuità. Ce lo garantisce Gesù stesso: "Rimanete nel mio amore... Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena".
Missione per noi diventa anche diffondere modi gentili, attenzione, rispetto: insomma essere costruttori di un nuovo umanesimo.








