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La giornata di un missionario, Dal diario ...in Congo

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La nostra giornata tipo era scandita da orari e attività che chiamerei di normale amministrazione. La mattina ci alzavamo verso le 5,30 e alle 6,30 celebravamo la santa Messa in parrocchia. Questo orario era abbastanza comodo, perché dava la possibilità alle mamme di andare poi a lavorare nei campi e ai bambini di avere il tempo per prepararsi e andare a scuola (molti di loro dovevano fare mezz'ora o anche un'ora di strada a piedi per arrivarci). Dopo la Messa facevamo un po' di colazione e poi, via al lavoro...

Il programma di lavoro

Ogni missionario aveva le sue mansioni da svolgere.

Il parroco - allora era p. Piero Mazzocchin di Vicenza - andava nell'ufficio parrocchiale per accogliere i parrocchiani, ascoltare i loro problemi e sbrigare le varie pratiche. L'economo - che ero io - verso le 8 riceveva due o tre operai che lavoravano alla missione: il cuoco, un falegname e un tuttofare. Con loro si prendeva conoscenza dei lavori da iniziare o da completare. A volte c'era da riparare il tetto di una scuola, sistemare qualche banco o sedia e via dicendo.

Ma c'erano anche lavori più impegnativi. Ad esempio, la prima pioggia torrenziale, a ottobre del 1994, aveva distrutto un grande fosso che faceva da confine tra la missione e alcune capanne. Si trattava di sistemare 400 metri di argine, scavare, sgombrare le piante, i tronchi e il fogliame, per evitare ulteriori danni che avrebbero potuto verificarsi con le piogge successive.

A letto presto

Tutto il lavoro si eseguiva con... olio di gomito, cioè con zappa, piccone, badile, roncola, carriole e via dicendo. Verso mezzogiorno si pranzava. Gli operai facevano la pausa fino alle due o due e mezza del pomeriggio: dipendeva anche dalle giornate, più o meno afose. Quindi si riprendeva il lavoro fino alle 17. Poi, tutti a casa; e arrivederci al giorno dopo. Eccetto il cuoco, che doveva preparare la cena. Noi missionari cenavamo verso le 19 e alle 21 eravamo già a nanna.

La domenica due di noi rimanevano al centro della missione; gli altri due, secondo un calendario già fissato prima, andavano a celebrare la Messa nei vari villaggi o come li chiamiamo noi, comunità di base. Queste piccole comunità erano circa una settantina. Per raggiungere in tempo utile la più lontana, bisognava partire con la landrover già nel sabato pomeriggio.



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