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La vita spirituale, perché sia davvero vita, deve essere in movimento. Se non c’è movimento, muore.
L’acqua che non scorre imputridisce, si guasta. Una bicicletta, se non si pedala, fa perdere l’equilibrio e si cade. Così è anche nella vita spirituale: è necessario camminare. Non ci è chiesta la perfezione, ma il cammino.

Ecco allora che, nell’anno liturgico, questo tempo si presenta come un invito al cammino: al cammino pasquale, quaresimale ma già pasquale, che è cammino di trasformazione. “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2,12). Ritornate a me! La quaresima è un cammino di ritorno a Dio, un ritorno che spesso rimandiamo. Promettiamo: oggi non posso, ma domani comincerò a pregare, domani farò qualcosa di più…
Ritornate a me, dice il Signore, con tutto il cuore. Il cammino coinvolge tutta la nostra vita, tutto noi stessi. È il tempo per verificare le strade che stiamo percorrendo, per ritrovare la via che ci riporta a casa, per riscoprire il legame fondamentale con Dio, da cui tutto dipende.

“La Quaresima non è una raccolta di fioretti, ma un discernimento: dove è orientato il cuore?”. Questo è il centro della Quaresima: dove è orientato il mio cuore? Dove mi conduce il navigatore della mia vita: verso Dio o verso il mio io? Vivo per piacere al Signore o per essere notato, lodato, preferito, messo al primo posto? Ho un cuore “ballerino”, che fa un passo avanti e uno indietro, che ama un po’ il Signore e un po’ il mondo, oppure un cuore saldo in Dio? Sto comodo nelle mie ipocrisie o lotto per liberare il cuore dalle doppiezze e dalle falsità che lo tengono prigioniero?
Il cammino da fare è anzitutto il cammino dell’esodo: dalla schiavitù alla libertà. I quaranta giorni richiamano i quarant’anni del popolo di Dio nel deserto, per tornare alla terra promessa, alla terra delle origini.

È anche il cammino del figlio prodigo, il cammino del ritorno al Padre. Come quel figlio, anche noi abbiamo dimenticato la casa e il suo profumo; abbiamo dilapidato beni preziosi per cose da poco e ci siamo ritrovati con le mani vuote e il cuore insoddisfatto. Ed è il cammino del lebbroso risanato che torna indietro per ringraziare Gesù che lo ha guarito. In dieci erano stati guariti, ma solo lui fu anche salvato, perché tornò da Gesù (cfr Lc 17,12-19). Tutti, tutti abbiamo malattie spirituali che da soli non possiamo guarire; tutti abbiamo vizi radicati che da soli non possiamo estirpare; tutti abbiamo paure che ci paralizzano e che da soli non possiamo vincere.

“Ritornate a me con tutto il cuore”. Il cammino di ritorno a Dio è possibile solo perché Lui ha fatto il primo passo ed è venuto verso di noi. Altrimenti non sarebbe stato possibile. Prima che noi andassimo da Lui, Lui è sceso verso di noi. Ci ha preceduti, ci è venuto incontro. Lo ricorda san Paolo: “Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore” (2 Cor 5,21). Ecco allora la supplica dell’Apostolo:
“Lasciatevi riconciliare con Dio”. Lasciatevi riconciliare: il cammino non si fonda sulle nostre forze. Nessuno può riconciliarsi con Dio da solo. La conversione del cuore, con i gesti e le pratiche che la esprimono, è possibile solo se nasce dal primato dell’azione di Dio.

A farci tornare a Lui non sono le nostre capacità o i nostri meriti da esibire, ma la sua grazia da accogliere.
Nel mercoledì che apre i quaranta giorni chiniamo il capo per ricevere le ceneri. Alla fine della Quaresima ci abbasseremo ancora di più per lavare i piedi ai fratelli. La Quaresima è una discesa umile dentro di noi e verso gli altri. È comprendere che la salvezza non è una scalata verso la gloria, ma un abbassamento per amore. È farci piccoli. In questo cammino, per non perdere la rotta, mettiamoci davanti alla croce di Gesù: la cattedra silenziosa di Dio, come ci insegna il nostro santo Guido Conforti.



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