La fede è anche incontro
Quando mi sono seduto per scrivere, mi sono venute spontanee in mente tre immagini. La prima è l’incontro tra San Francesco d’Assisi e il sultano nel 1219 a Damietta. La seconda è la storia che racconta Amos Oz nel suo libro Contro il fanatismo. L’ultima è quella di un mio confratello saveriano i cui genitori, fratelli e sorelle sono musulmani. La premessa per fare il dialogo interreligioso è l’essere innamorati della propria religione. Nel mio caso, è essere cristiano per grazia. Solo così, si può capire che la fede è incontro, è decentramento, è vedere l’immagine di Dio in ogni persona. Senza la preghiera, senza la meditazione, senza l’essere radicati nella Parola di Dio il dialogo è sterile, impossibile.
San Francesco d’Assisi e il sultano Al-Malik Al-Kamil s’incontrano nel contesto delle crociate. Francesco ha il coraggio di andare contro la tirannia del tempo per vedere il Sultano e abbracciarlo. Tale gesto non lo ha convertito. Ma questo incontro “contro corrente” ha abolito la cultura di allora: “il diverso è nemico da abbattere”. Francesco è andato anche contro la chiesa, che non era così tanto “inclusiva”. Quali insegnamenti trarre? Il diverso è diverso da conoscere, da guardare, con cui parlare. Davanti al diverso occorre sospendere il giudizio. Occorre avere il coraggio per aprirsi all’umanità presente in ogni persona. Il dialogo quindi è fatto anche di gesti, segni, abbracci, cene, sorrisi, senza avere l’ansia di comprendere tutto. Nel 1986, papa San Giovanni Paolo II organizza un incontro ad Assisi per immortalare quel coraggio, quell’abbraccio tra diversi, quell’incontro tra l’Occidente e l’Oriente.
Amos Oz nel libro Contro il fanatismo racconta: “Un giovane, sedutosi per caso in un piccolo caffè accanto a un anziano signore, e accortosi dopo un po’ che quel signore era Dio in persona, ne approfitta per fargli la domanda delle domande, ossia “chi possegga la vera fede”, se il cristiano, l’ebreo o il musulmano. Risposta: “A dirti la verità, figlio mio, non sono religioso, non lo sono mai stato, la religione non m’interessa”.
L’ultima immagine è quella di un confratello saveriano che ha la famiglia musulmana. Lui, il dialogo interreligioso, lo fa ogni giorno con tutti. Ma ciò che ha vinto non è l’essere cristiano o musulmano. Chi ha vinto è l’Amore reciproco, la stima reciproca.
Racconta Stefano Serraino. “Tra piatti pakistani e più tradizionali l'equipe di dialogo interreligioso si è ritrovata in amicizia attorno alla tavola. Perché il dialogo è anche questo. Condividere stando insieme le vite quotidiane rafforza legami e rende autentico il dialogo... L'equipe vi aspetta agli incontri che inizieranno a marzo!”.







