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Testimonianza è spesso una parola che si associa inevitabilmente alla sfera religiosa. Quando in realtà è ciò che ogni vita può dare. Tutti hanno una missione e sono una testimonianza per gli altri. Per descrivere il rapporto che i giovani oggi hanno con la chiesa, dovrei delineare diverse tipologie. E io osservo due categorie antitetiche: quelli che l’accettano senza farsi domande e quelli che invece se ne fanno. Molti, però, decidono che non ne vale la pena o semplicemente abbandonano, anche per inerzia o pigrizia.

Non è facile trovare risposte alle grandi domande, spesso legate a volti o tradizioni percepite come lontane o un dato di fatto da accogliere passivamente. Il rischio è che non nascano riflessioni sulla propria vita. Spesso, perché non è una cosa che porta frutti immediati. La chiesa, per la seconda categoria, non è un ambiente che viene percepito come interessante, stimolante o accogliente, produttivo.

Personalmente, trovo grande ispirazione in alcune figure. Questo mi ha sempre aiutata. Quella che più mi ha interessata è stata Santa Teresa Benedetta dalla Croce, compatrona d’Europa e martire, meglio nota come Edith Stein. Era una donna coraggiosa, che si è convertita durante gli orrori delle persecuzioni naziste. L’ho conosciuta quando sono partita con i giovani della mia città nel 2016 per la GMG di Cracovia. È stata un “luminosissimo enigma” (come la definisce Lella Costa in “Ciò che possiamo fare”, edito per Solferini). La sua voce è ancora un richiamo forte a valori importanti, come l’accoglienza, la pace e il coraggio di affermarli, in un’Europa che vediamo chiusa. Queste figure sono vicine alla realtà e ai problemi che ci interpellano e possono avvicinare i giovani alla chiesa. Vita vissuta e spesa per qualcosa/qualcuno in cui si crede davvero, non solo a parole. L’autrice del libro si domanda: “Potrebbe servire a qualcosa, a qualcuno, raccontare la vita e il pensiero di Edith Stein oggi, adesso? Forse sì, perché è oggi, è adesso il momento di riflettere su quell’Europa che ci riguarda molto da vicino”. È una donna che fa capire quanto si possano unire i diversi sguardi per comprendersi nella realtà in cui si vive. Lei ha scritto una fenomenologia della Croce, unendo Husserl (filosofo tedesco, suo maestro) e Cristo. Due temi apparentemente contrastanti, ma che nella loro complessità, si intrecciano e si scoprono come veri.

Questo è ciò che auguro a ciascun giovane per il suo cammino: lasciarsi interrogare e ispirare; perché, forse, gli interrogativi a cui cerchiamo di dare risposta sono la spinta per nuovi pensieri e azioni.



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