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La missione dei saveriani in Sierra Leone

I saveriani di Udine mi hanno invitato a raccontarvi qualcosa del lavoro che svolgono i saveriani in Sierra Leone. Accolgo volentieri l’invito e approfitto di questo periodo di riposo in Italia per salutare e ringraziare tutti voi, lettrici e lettori di “Missionari Saveriani”.

Finalmente un po’ di pace e di giustizia

I primi nove anni di missione sono stati un po’ movimentati a causa della guerra civile che è durata dieci anni e che ha portato tanta sofferenza e distruzione in tutto il Paese. Grazie a Dio e al contributo di tante persone e organizzazioni, che sono intervenute con fermezza e si sono date da fare a livello nazionale e internazionale, alla fine la guerra si è conclusa. Gli ultimi tre anni li abbiamo vissuti in pace, senza i sussulti provocati dai frequenti passaggi dei ribelli.

Molte organizzazioni internazionali sono intervenute per aiutare nella ricostruzione.  Meritano un elogio speciale la CRS (Catholic Relief Service), l’organizzazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, e la Caritas della diocesi di Makeni. Hanno raggiunto tutti gli angoli del Paese per ricostruire quello che altri avevano distrutto: case, pozzi, cliniche, scuole e strade.

Gli ex combattenti, bambini e adulti, si sono gradualmente reinseriti nel tessuto della società, aiutati da varie organizzazioni non governative e incoraggiati dalla tolleranza della gente che ha perdonato loro il male commesso. I membri del tribunale internazionale, incaricato di giudicare i crimini di guerra, hanno ascoltato molte vittime dei soprusi inferti da tutte la bande armate. Vari capi sono già stati arrestati; altri sono morti, uccisi dai loro stessi colleghi oppure chiamati da Dio a rendere conto dei crimini commessi.

La missione sulle colline

Dal 2001 mi trovo nella missione di Kabala, una cittadina che si trova a nord del paese e confina con la Guinea; è la capitale del distretto chiamato Koinadugu. Il clima è temperato, trovandosi fra le colline a 500 metri sul livello del mare. È un luogo nel quale convivono pacificamente diverse etnie. La nostra missione è l’unica che si trova in tutto il distretto ed è grande come la Carnia.

Nella missione di Kabala sono con padre Girolamo Pistoni, il saveriano bresciano che a gennaio del 1999 era stato sequestrato dai ribelli insieme ad altri saveriani e alle suore di Madre Teresa. Gli avevano anche sparato un colpo al petto per farlo fuori. Si salvò per miracolo e perché non era ancora giunta l’ora del martirio. Da qualche mese è con noi anche p. Luciano Peterlini, un saveriano trentino con grande esperienza in Sierra Leone.

Una barca malconcia…

Chi entra nella cittadina di Kabala arrivando da Makeni, il centro della diocesi, vede subito la nostra chiesa, a destra su una collina. Dietro la chiesa si scorge la nuova casa parrocchiale, che abbiamo costruito grazie al generoso aiuto ricevuto da molti amici dell’Italia e della Spagna.

I muri della chiesa sono sagomati a forma di vela, per sottolineare, anche esteticamente, che la chiesa è come la “barca” guidata da Pietro, in cui anche noi possiamo abitare per vivere una vita dignitosa alla luce della parola di Dio. Purtroppo, questa “barca” è un po’ malconcia e quando piove si trasforma in una piscina. Quest’anno cercheremo, con l’aiuto di tante persone generose, di ripararla e rimetterla in sesto.

I nostri cristiani sono orgogliosi della loro chiesa dove hanno trascorso tanti momenti: di felicità e di grande paura. Nonostante il pericolo dei ribelli presenti nella zona, non hanno mai smesso di suonare tutti i giorni la campana per invitare la gente alla preghiera.



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