L'icona della missione: Per dire la speranza al popolo
Pietro e Giovanni, diversi e insieme
LA PAROLA
Pietro e Giovanni stavano ancora parlando al popolo, quando giunsero i sacerdoti, il capitano del tempio e i sadducei, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunziavano in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li portarono in prigione fino al giorno dopo, dato che era ormai sera. Molti però di quelli che avevano ascoltato il discorso credettero e il numero degli uomini raggiunse circa i cinquemila. (Atti 4,1-4)
Eravate diversi. Tu, Pietro, dal Signore avevi avuto in affidamento la chiesa, e tu, Giovanni, avresti potuto pensare di avere meglio i numeri per farlo. Eppure siete insieme. È passato il tempo delle dispute sui primi posti, ormai guarite dallo Spirito. È passato il tempo degli specchi davanti ai quali curare l'immagine: lo Spirito li aveva infranti per dipingere davanti ai vostri occhi, per sempre, Cristo crocifisso e risorto. Luca fa di voi il simbolo della comunità, dove l’unione fraterna non azzera le differenze; ma è ”assidua” in una comunione che accoglie e valorizza le diversità.
Eravate “concordi” nel guardare a Cristo e alle cose sue. E questo vi ha resi capaci di presentarvi al popolo con il segno dell’unità. Voi l’avete compreso da subito: la chiesa esiste per il popolo, per la gente normale che è alle prese con le mille incombenze della vita quotidiana. La gente non è la massa, buona solo per lavorare e pagare le tasse, come certi credono.
La rabbia dei capi. Per questo si sono arrabbiati, i capi: quelli religiosi, con il loro braccio militare, e i teologi conservatori del tempo. Perché parlare al popolo? Il popolo era il loro terreno privato.
E perché parlargli di una risurrezione? Strettamente legati alle antiche tradizioni scritte, i sadducei negavano che ci fosse una risurrezione e una retribuzione, come invece affermavanoi farisei. Tutto si risolveva in questa vita; perché pensare ad un'altra? Cose da popolino, favole metropolitane. Forse, loro, accorti alleati dei potenti di turno, si trovavano già ben retribuiti su questa terra.
Non conoscevano i gridi inascoltati della povera gente, né come fosse ingiusta la vita nella pelle dei poveri. Non conoscevano le vite spezzate dalla violenza dei forti, consumate nell’accrescere i beni dei ricchi, interrotte presto per mancanza di cure. Non conoscevano come per un povero è facile non ottenere giustizia e morire senza far notizia. Non conoscevano l’antico tormento di Giobbe, dei Giobbe di tutti i tempi, schiacciati dal dolore.
Grazie a voi, Pietro e Giovanni: siete andati fra il popolo; siete rimasti popolo, con la vostra esistenza perseguitata. Grazie, perché a questo popolo - e a tutti quelli venuti dopo - avete annunciato la resurrezione. Non come una favola consolatoria, ma come la notizia tanto attesa e insperata: Dio non lascia cadere nel nulla le lacrime dei suoi poveri, come non ha lasciato cadere quelle del Figlio Gesù. C’è una festa preparata, non solo per il loro spirito, ma anche per il corpo dolorante. Tutto si trasformerà in festa, in quel Figlio che ha condiviso la sorte dei poveri.
Ci siete preziosi oggi. Nelle nostre comunità dalle molte differenze, la presunzione del più bravo e il desiderio di visibilità possono generare cittadelle che ignorano il soffio dello Spirito. Fateci ritrovare la via della comunione; dateci il chiodo del servizio.
Oggi restiamo esposti al rischio di fare della Buona Notizia un discorso fra sapienti. Rilanciate la chiesa, i preti, i teologi, i monaci, i missionari, i sapienti verso la gente; date loro notti insonni per trovare linguaggi che si facciano capire; anche se il farsi capire dovesse loro costare, come costò a voi, l’opposizione dei grandi.
Oggi la necessaria via della giustizia può farci credere che essa sia sufficiente. Chiedete per noi fede e coraggio per annunciare, con le mani impastate nella storia, la risurrezione: quella speranza totale che Dio ci ha offerto in Cristo e di cui la giustizia è l’inizio.







