L'icona della missione: L’avventura di Paolo in Grecia
Attraversare l'Ellesponto, l'attuale stretto dei Dardanelli, deve essere stato per Paolo un salto nel vuoto. La prima città dove Paolo si ferma è Filippi, sulla grande via Egnatia che collega la Macedonia con l'Adriatico, Brindisi e Roma. Un mondo nuovo e infido deve essersi aperto davanti agli occhi di Paolo e dei suoi compagni.
La scelta di fermarsi a Filippi (Atti 16,11-40) mostra che Paolo muove i suoi passi uno alla volta, facendo le sue prime esperienze in un ambiente ibrido. Gli abitanti di Filippi erano discendenti dei legionari reduci dell'omonima battaglia (42 a.C.), si vantavano di essere cittadini romani e parlavano latino. I giudei qui non avevano una sinagoga: forse erano pochi, o erano solo di passaggio perché non potevano abitare a Filippi.
In questo contesto, Paolo fa conoscere Cristo a un gruppo eterogeneo di persone, probabilmente giudei o loro amici, in un luogo di preghiera lungo il fiume (una casa o all'aperto?). La prima convertita in Europa è Lidia, commerciante di porpora, che costringe Paolo a lasciarsi ospitare nella sua casa.
Paolo si è fermato a Filippi forse per tutto l'inverno 48-49, organizzando una comunità forte e coraggiosa, generosa negli aiuti. Le prime comunità cominciano a prendere forma: i credenti si radunano attorno a una guida spirituale, a sua volta ospite di una persona amica e facoltosa, che diventa patron del gruppo.
Accusato, bastonato e messo in prigione, Paolo converte il carceriere e la famiglia. È il suo metodo missionario: in una situazione fluida e sfavorevole, egli coglie l'occasione, il momento di Dio sulle persone. Ma Luca non si risparmia la soddisfazione di raccontare la rivincita di Paolo sui magistrati che l'avevano condannato senza regolare processo (At 16,35-39).
Stessa musica a Tessalonica (Atti 17,1-9), con la differenza che questa era una città commerciale importante in stretti rapporti con Roma. La classe dominante veniva da fuori e opprimeva gli abitanti del luogo, che perciò erano molto poveri. In questo contesto di povertà e oppressione, il messaggio di Paolo ha successo tra i greci, anche perché colma un diffuso vuoto spirituale.
C'era la leggenda di un certo Cabiro che, assassinato dai suoi fratelli, sarebbe tornato in aiuto ai miseri della città. I poveri avrebbero potuto individuare in Gesù delle similitudini con la vicenda di questo personaggio leggendario e sperare l'ingresso in un mondo migliore...
Ma c'era anche il pericolo di venir bollati come sovversivi. Questo spiega la persecuzione, la cacciata degli apostoli dietro cauzione, e anche il profondo scoraggiamento in cui tale persecuzione fa cadere i cristiani, che per un momento avevano sperato di trovare in Cristo il compimento delle loro attese.
Per la missione di Paolo la Grecia si rivela piena di insidie. Il suo messaggio riceve opposizione: dai giudei perché non accettano Cristo; dai pagani in nome del rispetto delle tradizioni culturali e della stabilità sociale. I primi cristiani a loro volta possono fraintendere il messaggio e non rendersi conto dei profondi cambiamenti nello stile di vita che esso richiede (cf 1Ts 4,3-8).
Meraviglia come Paolo non solo continui a cercare tutte le occasioni per parlare di Cristo, ma anche mantenga la più alta considerazione della sua missione: egli la sente non solo come un dovere, ma come un diritto di fronte a tutti. Un diritto di cui egli è fiero e che gli altri devono rispettare, in particolare nel mondo romano, basato sulla legge e il diritto.
Meraviglia come la prima comunità sia formata e cresca con persone tanto diverse tra loro, trovate una alla volta, marginali rispetto al loro ambiente. Persone che scoprono se stesse e la possibilità di un mondo nuovo nella fede che accolgono e nei rapporti che creano tra loro.
PAOLO E NOI: per un'applicazione missionaria
- C'è sempre il pericolo di capire male il messaggio di Cristo, di credere di potersi sottrarre alle responsabilità della vita di ogni giorno.
- Paolo non si sente in colpa perché predica il vangelo, anzi mostra pubblicamente la prevaricazione in cui cadono coloro che sono troppo zelanti nel mantenere i supposti privilegi della propria cultura di fronte alla verità.
- È implicita la critica a coloro che troppo facilmente accusano i cristiani, che pure hanno diritto di essere trattati con quel rispetto che si deve a tutti.








