L’acqua scaturì dalla roccia
Buon anno 2015, con l’acqua scaturita dalla roccia!
Alla fine di novembre 2013, arrivati a Kindu - il superiore p. Faustino Turco, il fratel Lucio Gregato e il sottoscritto, visitiamo la “Città dei giovani“, che il vescovo di Kindu ci ha affidato per completarne i lavori e animare la gioventù.
Primo problema da risolvere è l’acqua: acqua pulita, potabile. Subito nel centro del cortile della nostra casa, ancora da sistemare, abbiamo scavato un pozzetto di 5 metri: per la stagione delle piogge va bene; ma non basta per i lavori di sistemazione della ”Città dei giovani“. Facciamo scavare un pozzo più grande.
Fino a 90 metri, ma l’acqua…
I primi quattro metri si scavano in fretta, perché si tratta di argilla; ma poi viene la roccia: a martello e scalpello si avanza di 20 cm al giorno, con la speranza di trovare presto… sorella acqua. Ma lei, umile com’è, scorre sempre più in basso e si nasconde.
Dopo tanti sforzi - martello, scalpello e dinamite - arriviamo alla profondità di 12 metri, ma sorella acqua non fa capolino. Pensiamo di ricorrere ai mezzi moderni di “foraggio” e ci mettiamo d’accordo con il servizio nazionale di idraulica rurale (SNHR): ci promettono che a 20 metri troveremo l’acqua. Venerdì 12 dicembre il martello pneumatico scende fino a 20 metri, ma sorella acqua non si vede. Viene fuori solo polvere nera della roccia ferita.
Proviamo a raggiungere i 55 metri: ma neppure lì c’è segno d’acqua. Allora decidiamo per i 90 metri. Inserito l’ultimo tubo metallico, la delusione aumenta: sorella acqua non fa capolino, ma si nasconde sempre più in basso. La notte anche la mia tristezza arriva a 90 gradi, come i metri scavati. Domenica 14 dicembre, terza di avvento, chiamata “Gaudete – Gioite!”, ci trova immersi nella tristezza. In ogni modo, accogliamo i 250 giovani della parrocchia “Beata Anuarite“ per il ritiro spirituale del Natale.
“Viva sorella acqua!”
Nel pomeriggio, portano ancora altri tre tubi (ogni tubo misura 3 metri) per continuare lo scavo. Al secondo tubo, la polvere nera è bagnata: l’acqua non può essere lontana. Un vecchio musulmano consiglia i nostri tecnici di fermarsi ai 96 metri: “Più in basso si può trovare l’acqua salata!”.
Giunti finalmente alla dimora dell’acqua, tutti in coro gridiamo: “Vittoria! Viva sorella acqua!”. Il vecchio musulmano grida: “Neema ya Mwenezi Mungu - È grazia di Dio Onnipotente!“. Assaggiamo l’acqua: non è salata, è acqua buona.
Ringrazio il capo cantiere per la sua tenacia; stringo la mano agli operai e do qualche soldo per un po’ di birra, che pulisca la loro gola che tanta polvere di roccia ha inghiottito. Ci sono anche i fotografi per riprendere la bellezza di sorella acqua.
A cena, al brindisi per inneggiare all’acqua, i tre operai di fratel Lucio ci rivelano che hanno pregato tanto perché l’acqua scaturisse. Anch’io ho pregato san Guido Conforti:
“Fa’ scaturire l’acqua nella tua oasi di Kindu. Un’oasi senz’acqua non ha senso. Dal deserto della vita, i giovani verranno a dissetarsi alla tua oasi, e berranno anche l’acqua di Gesù che zampilla fino alla vita eterna…“.
La gran voglia di cantare
Mosè, nel deserto, percosse la roccia con il bastone e venne fuori acqua fresca. Con il martello pneumatico noi abbiamo percosso la roccia migliaia di volte, e finalmente è venuta fuori l’acqua, anche nella “Città dei giovani” di Kindu. È abbondante: ce ne sarà per tutti i giovani e anche per la gente del villaggio. “Chi ha sete, venga e beva!”.
La notte del 14 dicembre è stata per me una notte di veglia. È difficile dormire quando il cuore è pieno di gioia. Sentivo in me una gran voglia di cantare, “Ho visto l’acqua uscire dalla roccia!“. Mi sono trattenuto per non disturbare il sonno dei miei fratelli. Adesso che la notte è passata, posso cantare con san Francesco: “Laudato sii, o mi’ Signore, per nostra sorella acqua, umile, preziosa e casta!“.







