Kinshasa, a tutta… Africa!
Tutti i giovani in formazione nella Teologia di Kinshasa, capitale del Congo RD, sono africani: 2 vengono dal Camerun, 5 dal Burundi e 6 dal Congo RD per un totale di 13 giovani saveriani nel 2024. Sono accompagnati da un’equipe di tre missionari: p. Mario, italiano, guida spirituale con quarant’anni di missione; p. Cassien, burundese, vice rettore e studente all’università; e chi vi scrive, congolese, economo e rettore della comunità. Questa realtà multiculturale è già un segno evangelico di fraternità universale.
I giovani professi saveriani arrivano a Kinshasa, dopo un lungo cammino di formazione: un anno di Propedeutica, 3 anni di Filosofia, un anno di Postulato e uno di Noviziato dove hanno emesso i primi voti di castità, povertà, obbedienza e missione. Oltre agli studi accademici in Teologia, i giovani continuano l’esperienza della vita comunitaria come consacrati secondo il carisma saveriano e l’apostolato in diversi settori della pastorale.
L’impegno pastorale è importante perché permette di entrare nella vita ecclesiale, culturale e sociale del posto. L’incontro con le Comunità Ecclesiali Viventi, una tipica modalità in Congo RD, l’insegnamento della religione nelle scuole superiori, la catechesi agli adolescenti che si preparano ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, l’animazione missionaria e vocazionale, l’infanzia missionaria, il dialogo interreligioso, i laici saveriani, sono alcuni degli ambiti di impegno della comunità. Alcuni giovani accompagnano persino i ministri straordinari dell’Eucaristia che portano la comunione ai malati e agli anziani.
La vita comunitaria è scandita dai suoi impegni di quotidianità che vanno dalla cucina alla lavanderia, dal prendere cura del piccolo allevamento di maiali, capre, conigli, volatili vari e naturalmente l’orto. Ma un posto particolare lo occupa la preghiera “prima attività del missionario”, come diceva il nostro Fondatore San Guido Maria Conforti. Oltre a quella comunitaria, nella nostra cappella, con la gente del nostro quartiere e quella con la parrocchia (soprattutto la domenica e le feste), ci prendiamo un tempo personale per curare la relazione con il Cristo che nutre la nostra vocazione missionaria.
Essendo noi missionari Saveriani, e quindi religiosi, sono previsti incontri con altre congregazioni (maschili e femminili) della città, per curare il senso della nostra consacrazione. Altrettanto importante è la consapevolezza, come africani, di vivere in un continente sfruttato, saccheggiato, impoverito da un nuovo neocolonialismo. Le parole del Papa, nella sua visita apostolica, ci hanno confortato in questo aspetto quando ha detto: “Giù le mani dal Congo, giù le mani dall’Africa. Smettete di soffocare l’Africa… Non è una miniera da sfruttare, né una terra da svaligiare!”. La formazione alla vita religiosa e missionaria ha a che fare con questa situazione d’ingiustizia e d’impoverimento.







