Italia: Un desiderio pieno e gioioso
Sono romagnolo di Rimini, primogenito di tre fratelli. Quando sono entrato tra i saveriani a Desio, avevo già 26 anni. I miei genitori hanno reagito bene: sono stati un bell'esempio e non mai opposto resistenze, affermando: "sono cose che appartengono alla libertà di un figlio". La mia ordinazione sacerdotale è avvenuta il 6 settembre a Rimini, per mano di mons. Lambiasi. Potete immaginare la commozione e contentezza dei genitori, anche perché... un altro figlio si è "sistemato"! Davide, il secondogenito, è sposato da quattro anni.
Scrivere qualcosa sulla strada percorsa nella vita è un'occasione per riflettere sui doni ricevuti dal Signore e in modo particolare sulla sua chiamata. Sento veramente di dover ringraziare il Signore per la vocazione alla vita missionaria nella famiglia saveriana.
Il progetto del Signore per ciascuno di noi
Sono entrato in questa famiglia religiosa dopo essermi laureato in ingegneria meccanica e ricordo l'inquietudine che sentivo negli anni dell'università. Mi aveva scosso la lettura del libro di Qoelet, quello che dice: "Vanità delle vanità, tutto è vanità...!". Riconoscevo che anch'io, come tutti i giovani, ero mosso da un gran numero di desideri, che volevo riuscire nella vita, guadagnare una buona posizione sociale ed economica, ma senza sapere bene il perché.
Ormai ero sulla buona strada per riuscirci, credo, perché avevo buone prospettive. Tuttavia, c'erano dei fatti come la lettura del Qoelet, che mi lasciavano inquieto: "Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno per cui fatica sotto il sole?". In fondo, in tutto quello che facevo non c'era niente di veramente nuovo ed eccezionale. Non sarebbe stato certo il progetto di un ammortizzatore più performante o di una macchina più veloce che avrebbero potuto cambiare il mondo.
Pensieri come questi mi ronzavano in testa, e credo che il Signore fosse all'opera in questo mio interrogarmi. Poi, dopo altre tappe su cui adesso non mi soffermo, ho potuto riconoscere la chiamata al sacerdozio e alla missione. Poco a poco mi sono accorto che anch'io avevo una "vocazione". È stato bello scoprire che il Signore aveva un progetto su di me, ed è ancora più bello sapere che ce l'ha su ciascuno di noi. "Lassù qualcuno ci pensa...": è una consapevolezza che apre gli orizzonti; non ci si senti più soli.
La certezza di una scelta giusta
Sono passato progressivamente dalla domanda, "cosa posso fare per realizzarmi?", a un'altra domanda: "cosa ha pensato il Signore per me, per il mio bene?". E infine mi sono chiesto: "cosa posso fare io per il Signore e per gli altri?".
Vorrei raccontare il ricordo di un'esperienza fatta nel 1999. In quei giorni partecipavo a una serie di celebrazioni in memoria di santa Teresa di Gesù Bambino. Ho sentito dentro di me un forte desiderio per questa vita. Era un desiderio speciale, un desiderio pieno e gioioso, e avevo l'impressione che questa gioia non sarebbe più scomparsa. Sentivo una grande pace ed ero sicuro che sarebbe stata la scelta giusta. Strana certezza, vista la radicalità della scelta che stavo per prendere!
Sono entrato nella famiglia saveriana il 14 settembre di quell'anno, festa dell'esaltazione della santa Croce. Dopo gli studi filosofici a Desio e il noviziato ad Ancona, sono stato destinato alla teologia internazionale di Yaoundé, in Camerun, dove ho terminato gli studi nel giugno 2008.
Ho accolto con gioia la mia nuova destinazione per l'Africa. I quattro anni che ho trascorso in Camerun mi sono bastati per capire che non si può andare in missione come un professorino con tutto il sapere in tasca, trascurando la storia di un popolo, i suoi valori, la sua ricchiezza. Ora sono in Burundi. Per un anno mi dedico al paziente studio della lingua locale e all'ascolto della gente. I sentimenti che provo dentro di me sono bene espressi dalla celebre frase del nostro fondatore beato Conforti: "Il Signore non poteva essere più buono con noi!".








