Incoraggiare e dare speranza
Da due anni sono arrivato negli Stati Uniti, dopo quasi sette anni di attività missionaria nelle Filippine. Nelle mie prime settimane ho pensato come impostare il lavoro missionario in questo paese. Il contesto sociale è differente, e la gente che serviamo vive in una situazione diversa da quella delle Filippine. Ho dovuto pregare e riflettere abbastanza per capire ciò che ero chiamato a fare in questa nuova realtà.
È’ stato provvidenziale che papa Francesco abbia indetto l’anno della Misericordia proprio in questo momento. Infatti, tale iniziativa ha acceso tante luci sul da farsi: non si tratta di lottare, magari contro la povertà (come facevamo, in parte, nelle Filippine), ma di incoraggiare, sostenere spiritualmente e dare speranza.
La parola migliore che riassume la nostra missione è appunto: misericordia. Quando incontreremo il Signore, saremo giudicati su di essa (Mt 25,31-45). Questa comprende non solo le opere corporali, ma anche quelle spirituali.
Senza misericordia non c’è futuro...
Nella società odierna c’è un gran bisogno di misericordia. Spesso, infatti, regna l’intolleranza nei confronti di chi è differente da noi; non condividiamo la sofferenza dei disperati; non aiutiamo chi sbaglia a migliorare, pensando che “non è affare nostro”. Se capita qualcosa di brutto a chi ci ha fatto un torto, pensiamo che “se lo merita” e non perdoniamo; perdiamo la fede poiché non comprendiamo l’agire di Dio.
Queste sono le sfide dell’anno della misericordia. Ci toccano tutti, soprattutto i giovani, che spesso non sanno che cosa fare o a chi rivolgersi per chiedere consiglio. Dobbiamo aiutarli a scoprire qual è il loro compito nel progetto di Dio. Ora si stanno preparando a partecipare alla Giornata mondiale della gioventù (GMG) in Polonia. Tale esperienza, speriamo, li cambierà e li farà diventare “protagonisti” del piano di salvezza di Dio.
Quelle mani così soffici
Uno dei più bei ricordi della GMG svoltasi a Cherry Creek è stato l’incontro con S. Giovanni Paolo II. Ci eravamo messi vicini alle transenne per salutarlo. Sporgendoci, siamo riusciti a toccare le sue mani. Non mi dimenticherò mai quanto erano soffici! Erano come le mani di un nonno premuroso. Ero talmente pieno di gioia che mi misi a piangere. Ho guardato nei suoi occhi, pieni di tenerezza.
Nonostante siano passati 23 anni, continuo a ricordare le sue parole:
“Giovani, la chiesa vi esorta, con la forza del Santo Spirito, a farvi prossimi dei vicini e lontani, per condividere con loro la libertà che voi stessi avete trovato in Cristo. La gente ha sete di autentica libertà, e desidera la vita che Cristo ci dona in abbondanza”.
Il viaggio decisivo a Denver…
Quel viaggio a Denver fu decisivo per la mia vocazione presbiterale e missionaria. Le parole di S. Giovanni Paolo II a “non avere paura” mi invogliarono a proseguire nella vocazione. Molti non capirono perché volli cambiare scuola, studi e persino lasciare una carriera promettente…. Anno dopo anno, sono cresciuto nella fede, grazie al ministero e alla missione. Tutto è cominciato quel giorno, in quello stadio.
Oggi, l’anno della Misericordia ci chiama ad essere testimoni dell’amore infinito di Dio. È un tempo di grazia nel quale possiamo sperimentare la sua misericordia come fonte di gioia, serenità e pace, in modo da donarla a quanti hanno perso la fede, la speranza e la gioia.
Infine, siamo chiamati a risvegliare nei cuori dei giovani lo spirito della misericordia, che è sempre più grande di ogni nostro peccato. Essa cura gli infelici e risana le ferite (Sal 147,3.6).







