Incontro sentito e partecipato a Taranto
Da oltre 10 anni, il 2 giugno è una giornata da segnare sul calendario delle nostre famiglie pugliesi. Infatti, da ogni angolo della regione arriviamo e ci troviamo per celebrare la Festa dei familiari dei missionari saveriani. Vi hanno partecipato sia parenti di Saveriani viventi che di Saveriani defunti. Naturalmente a questa festa sono invitate anche le missionarie di Maria-Saveriane.
Il nostro fondatore San Guido Maria Conforti diceva: “I nostri genitori e parenti sono i nostri primi benefattori”. Possiamo affermare che il missionario è il risultato, il frutto di una fede vissuta, pregata e offerta al mondo per far risplendere la luce della Pace.
Come sempre hanno risposto una quarantina di persone, arrivate con tanto entusiasmo e desiderosi di rivedersi dopo un anno. Abbiamo accolto i nostri amici nel gazebo, capanna circolare al centro del nostro giardino e ci siamo scambiati le notizie positive e negative di questo ultimo anno, i desideri e gli ideali che animano la nostra vita.
Alle 11 abbiamo iniziato la presentazione dei padri, iniziando dal più anziano della comunità.
Padre Angelo Berton con 93 primavere è il più ricercato da tutti per la sua saggezza e consigli che distribuisce a quanti si rivolgono a lui. Con i suoi 40 anni di missione in Congo è sopravvissuto a tre guerre civili.
Segue p. Pio De Mattia, nativo di Gioia del Colle (BA) e poi missionario in Congo ed Etiopia.
Padre Antonio Senno è invece nato in provincia di Rovigo (a Lusia), ma formatosi a Trecate (Novara) e ha un carattere piemontese. Metalmeccanico e sindacalista, a 25 anni ha iniziato la formazione saveriana in noviziato a Nizza Monferrato (AT). Partito per la missione in Sierra Leone vi è rimasto per oltre 30 anni, sempre visitando le comunità della brousse in moto. Ora la sua schiena non gode ottima salute.
Padre Giovanni Battista Zampini, detto Gianni, ha solo dieci anni di missione in Colombia. Li ha vissuti in mezzo alla foresta viaggiando sui fiumi che dalle Ande sfociano nell’oceano Pacifico.
Padre Giuseppe Vignato, vicentino e appassionato di montagna, anche lui ha 30 anni di missione in Congo. Padre Jean Marie Ishara, assente giustificato perché in questo momento si trova a Parma con un gruppo di giovani. È stato ordinato presbitero in Congo nell’agosto del 2024 e da due anni è missionario in Italia. Essendo giovane è il più richiesto dai giovani e dai… nonni.
Per ultimo è arrivato in comunità p. Nicola Polimena, pugliese di Salice Salentino (LE). Possiamo dire che è un esperto di missione: da giovane teologo andò per due anni in Congo, nell’età matura in Amazzonia-Brasile e… in seguito in Mozambico.
Verso le 12 abbiamo iniziato la Santa Messa. Il Vangelo è tratto da Giovanni. Gli dicono i suoi discepoli: “Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”. Rispose loro Gesù: “Adesso credete? Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avrete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!”. Questo Vangelo è la spiegazione del rapporto di affetto-comprensione, sostegno-amicizia che si instaura tra il missionario e coloro che rimangono in Italia siano essi familiari, parenti, amici… simpatizzanti. Il missionario deve andare, come Gesù è disceso dal cielo, altrimenti non si sente realizzato. Ma, anche se lontano, non si sente mai solo.
Gesù afferma di non temere, anche se sarà lasciato solo nel Getsemani a pregare, perché ha il sostegno sicuro del Padre. E questo deve portare pace ai discepoli, ai nostri familiari o amici. Non si devono preoccupare eccessivamente. Il missionario parte perché chiamato dalla vocazione e da Dio e accompagnato da tutta la comunità parrocchiale e la schiera degli amici e parenti. Quando sappiamo di poter contare su qualcuno di fidato, su un vero amico, diventiamo anche più forti nell’affrontare le difficoltà. Il sapere che Gesù ha vinto il mondo ci rende capaci di unirci a chi deve superare tante prove e sostenerlo in tutti i modi.
Al termine della Santa Messa, ci siamo trasferiti nel salone dove abbiamo gustato un ottimo pranzo preparato con molta delicatezza dalle nostre cuoche Luana e Manuela, mamma Rosanna e mamma Ada. L’ottimo vino e gli abbondanti dolci portati dagli invitati hanno coronato il tutto con caffè e amaro finali. A conclusione, è stato offerto a tutti il libro “Benedetti Ragazzi”, la vita dei quattro beati martiri scritta da Lisa Zuccarini con ampie testimonianze riprese dalle lettere che i missionari uccisi hanno scritto ai loro familiari.
Verso le 16 ci siamo salutati con un arrivederci al 2 giugno 2026!







