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In questi miei ultimi anni di vita missionaria, in esilio nella Casa del Padre a Parma, ho cercato di curare la corrispondenza con studenti e studentesse bangladeshi. Si tratta di alcuni studenti che avevo incontrato nei miei anni recenti di missione, venuti da me per essere aiutati nel loro cammino di formazione scolastica. Sono studenti cristiani, hindu e musulmani, con i quali ho cercato di tener vivo un dialogo in azione per aiutarci reciprocamente.

Alle volte le loro espressioni sembrano un po’ esagerate, ma, nel complesso, mi paiono sincere. Ora che sono tornato in Bangladesh posso contattarli di persona.

Subroto. È uno studente hindu ed al presente sta completando gli studi universitari alla capitale Dhaka. Già due sue sorelle hanno studiato sino all’università, laureandosi una in matematica e l’altra in lingue classiche. Riconosce che le sorelle sono più brave di lui, ma anche lui si fa onore ed è molto preoccupato di ottenere, se non ottimi, almeno buoni risultati.

"Venerabile padre, spero stia bene per grazia di Dio. Io non sto molto bene e anche a casa la situazione non è buona. Non ho fatto sapere la mia situazione: il papà e la mamma starebbero molto male. Fra non molto dovrò affrontare un esame importante ed allora devo studiare molto, sia pur con fatica e prendendo le medicine. Padre, mi benedici, perché possa diventare ben istruito e possa superare bene questo esame in arrivo. La tua benedizione è come il viatico che mi sostiene nel cammino della mia vita. Perché stai ancora nella tua patria? Alle volte penso che tu sei solo per noi, perché ti vogliamo tanto bene, dev’essere così! Prendi cura di te stesso.

Non preoccuparti per noi, tu sei il nostro padre spirituale. Saluti ai tuoi anziani e tanto affetto ai giovani. Prega per noi".

Kajol è una studentessa musulmana; l’avevo conosciuta quando lei frequentava la scuola superiore della missione. Poi, dietro richiesta del mio assistente locale, l’avevo aiutata un po’ mentre frequentava il college, in città.

"Caro padre, spero stia bene una volta rientrato nel grembo della tua terra. Tu sei il mio precettore nel cammino della sapienza. Per la tua generosità oggi sono in grado di studiare all’Università di Rajshahi. Col tuo aiuto tanti si sono istruiti: io sono una di quelli e tua debitrice per tutta la vita. Anche se si potesse usare la mia pelle per fare le scarpe dei tuoi piedi, non potrò mai ripagarti!

Dal lontano Bangladesh prego il buon Dio che ti mantenga sano".

Liton è uno studente universitario cattolico. Ha grandi ambizioni; nella sua ultima lettera, mi scriveva:

"Padre, ho sentito che i poveri non devono avere grandi ambizioni. Ma io non accetto ciò. Penso che nostro Signore sia sempre buono verso i poveri e che prediliga i poveri in ogni modo. So che hai fatto molto per me e stai facendo molto e ti ringrazio: voglio sperare che mi aiuterai anche nel portare avanti questa mia ambizione. Caro padre, tienimi sempre presente nelle tue belle preghiere, perché abbia ad ottenere buon successo nella vita. Saluti cari a tutti i tuoi parenti e tanta cordialità ai piccoli che conosci tu.

Ti ricordo sempre nelle mie preghiere. Sento spesso la tua mancanza. Che il Signore ti dia lunga vita".



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