In cammino con p. Uccelli / 8
Ottava puntata della vita di p. Pietro Uccelli per ravvivare il suo ricordo ed il suo esempio nella nostra vita, per camminare con lui evangelicamente. La fonte è il libretto di p. Ermanno Zulian, “La gioia di fare il bene”, e gli scritti di altri autori saveriani (G. Viola, A. Luca, G. Camera, E. Fasolini). Il titolo di questo mese è: Vangelo e opere di misericordia.
A Chengchow, per il nostro p. Pietro Uccelli, l’annuncio del Vangelo non è facile. La città è centro di commercio ed ospita molti europei, impiegati nei lavori ferroviari e in qualche negozio. Non sempre sono di esempio nella loro condotta, ma alcuni sono disponibili ad aiutare il padre per i piccoli progetti ed amano amichevolmente incontrarsi nella sua residenza. A Pasqua 1908, la piccola chiesa si riempie più di europei che di cinesi provenienti dai paesi vicini.
P. Pietro scrive a Mons. Conforti. “La vigna che mi è stata affidata è nuova e questi popoli sono assai timorosi e, prima di entrare nella nostra religione, vogliono essere sicuri di non fare un passo sbagliato… Vogliono vedere e toccare con mano e solo allora ci credono”. Tuttavia, il popolo cinese vive influenzato dal buddhismo che attende la salvezza da un essere superiore (Amida) e sarebbe disposto a riconoscere in Gesù Cristo l’atteso. È fondamentale, infatti, per coloro che annunciano il Vangelo, conoscere la cultura locale, valorizzarla nei suoi valori e purificarla eventualmente nelle sue contraddizioni con l’insegnamento della Parola di Dio.
Un innesto che si chiama inculturazione. Oggi, dopo il Concilio Vaticano II, si parla di missione soprattutto come dialogo, ascolto e testimonianza del dono del Vangelo che agisce da lievito arricchendo l’umano. P. Uccelli, oltre ad assumere costumi locali nel vestire, nel mangiare e nei vari comportamenti, mostra amore per la cultura cinese e raccoglie oggetti per il museo di Parma.
P. Pietro, in Cina, annuncia praticamente l’amore di Cristo per gli uomini con le opere di misericordia. Un giorno passeggiando con un confratello lungo le mura della città, vede piccoli cadaveri di bambini morti avvolti in stracci, che a volte i cani si contendono. Lo informano poi che in Cina c’è la piaga dell’infanticidio, soprattutto di bambine, causata dalla miseria o anche dalla superstizione. Impressionato da quello che ha visto e dalla conoscenza di quelle pratiche inumane, il padre si propone di raccogliere le bambine abbandonate.
Invita le donne cristiane a prendersi cura di loro nei primi mesi e poi le accoglie nella missione appena svezzate. Gran parte muoiono per le tristi condizioni, ma altre vengono salvate. Nel 1913 ne raccoglie 105, una cinquantina muore per malattie, le altre sopravvivono. Solo la misericordia di Dio può liberare l’umanità da tante forme di male, a volte mostruose!







